L’atmosfera è quella della prima stagionale, con tanta voglia di veder girare la palla per un risultato che conta e vedere le condizioni della squadra quando si inizia a fare sul serio. Il pubblico pisano risponde presente e più di tremila appassionati scelgono gli spalti dell’Arèna come alternativa al fresco delle spallette o di un gelato a Marina. La serata è calda ma i volti abbronzati dei soliti noti sui gradoni sono sorridenti. La voglia di ricominciare dopo l’estate è tanta così come tanta è la voglia di rivedere gli amici tifosi dopo la pausa estiva. Pausa che non è ancora finita ma l’intermezzo che la Coppa Italia ci offre è sempre occasione gradita per riavvicinarsi al clima dello stadio.

Il Pisa è appena rientrato dal ritiro di Storo ma le notizie che quotidianamente ricerchiamo un po’ ovunque non sono molte. In nerazzurro è arrivato un bomber che cercavamo da tempo. Un po’ in su con gli anni ma sempre una garanzia in fatto di realizzazioni. Giunge da leader, si impossessa della fascia da capitano, del numero nove e in un attimo Moscardelli diventa il simbolo del nuovo Pisa 2018/19. Per il resto il mercato langue. Qualche partenza e molti in sosta, in attesa di nuovi lidi che inziano a profilarsi … sempre che siano altrettanto invitanti come la città della torre. Attesa di uscite che rallenta un mercato che inizia a delineare le prime urgenti necessità, a partire da una difesa da ricostruire. La Nord è chiara e ancora una volta non lascia nulla all’interpretazione esibendo uno striscione che potrebbe aiutare qualcuno nella scelta della prossima destinazione : “Non potete precludere il futuro della società. Chi non rientra nei piani via da questa città”. Più chiaro di così.

In panchina un nuovo allenatore, D’Angelo, che si vede costretto a inventarsi una difesa inserendo due giovanissimi, Campani in porta e Bechini in difesa, all’esordio assoluto tra i professionisti, e De Vitis, un centrocampista, a completare una difesa a tre a fianco di Birindelli ancora con il suo numero due sulle spalle e tanta corsa in più sulle gambe. Il resto degli undici, eccezion fatta per il barbuto nuovo capitano del Pisa, son tutti volti noti ai tifosi pisani che ritrovano così Zammarini dal primo minuto di ritorno dal prestito di Pordenone, molto buona la sua prova, e perdono due veterani, Mannini e Lisuzzo, salutati dalla Curva e dal pubblico con striscioni e cori.

La partita ha offerto pochi spunti. Troppo presto per fare analisi approfondite. La rosa non è completata, i muscoli hanno ancora i carichi del ritiro e l’importante è che tutto sia pronto per l’inizio del campionato. Certo è che avere in attacco un elemento come Moscardelli significa molto. Tre reti (una su rigore, il primo della lotteria vincente) all’esordio ufficiale non sono poche. Poco conta a noi se ha corsa oppure no, quel che conta è che si fa trovare pronto sulle imbeccate di Zammarini prima e Di Quinzio (ah che bello vederlo giocare nel suo ruolo) poi, oltre a tenere impegnata la difesa avversaria che lo teme anche se non si muove, anche solo per la barba. Troppe le delusioni in attacco negli ultimi anni, dove punte volenterose si facevano voler bene più per il sudore sprecato che per i goal segnati … e la rete divorata da Masucci ieri sera ci riporta al tabellino dello scorso anno quando alla voce “reti segnate” eravamo a dei livelli imbarazzanti.

Ottimo l’esordio di Campani fra i pali, che ci ha regalato il passaggio del turno parando il rigore a Mensah, buono quello di Bechini, un pochino più in difficoltà a contenere lo stesso attaccante della Triestina, ma uscito fra gli applausi dell’arèna per far posto all’altro “bimbo”, Meroni, che nei supplementari pecca di ingenuità commettendo il fallo da rigore che pareggia momentaneamente i conti. Buona la figura anche di Favale che sostituisce un anonimo Izzillo, abbassando ulteriormente la media età. Ma una delle buone notizie è anche la prova di Negro il quale partito dalla panchina subentra ad un Masucci che ricorda quello poco concreto dello scorso anno e mette a disposizione della squadra tutta la sua classe, spesso inespressa, fino a calciare l’ultimo e decisivo rigore, trasformandolo. Ha un’andatura che pare stanca, come se giocasse in ciabatte, ma quando la palla gli giunge sul piede si trasforma e diventa spesso pericoloso. Sembra assente, quasi comica la scena in cui prima di calciare l’ultimo rigore si guarda intorno spaesato alla ricerca del pallone che non c’è, fino a quando non ci pensa il suo compagno Campani a trovargliene uno buono. Qualcuno ride della scena, poi appena la palla compare si accende e diventa determinante. Non so se Negro è sul mercato, probabile di sì. Certo è che se riuscisse finalmente ad esprimere quello di cui è capace sarebbe un peccato lasciarlo andare. Io lui lo aspetterei.

La palla di Negro gonfia la rete, la squadra vince, esulta e si divide negli abbracci tra l’ultimo realizzatore e il portierino in maglia arancione, Poi la prima corsa di rito sotto la Nord, gli applausi della gradinata, una maglia che vola di là dal vetro, quella di Verna, forse la prima e l’ultima di un giocatore che vorrebbe cedere alle lusinghe della B, e il primo test ufficiale finisce con il pubblico che uscendo pensa già alla prima trasferta dell’anno, domenica prossima a Cremona. Secondo turno, altra gara secca che in palio mette il Parma.

Bella serata, buone sensazioni che il pubblico, ormai ha imparato, sa che vanno godute poco alla volta, senza essere ingordi e senza pensare al boccone successivo come fosse il più buono.

Nella foto il tributo della Nord al Sindaco Lisuzzo