Sull’installazione delle antenne per la telefonia mobile la colpa morì fanciulla, come sempre capita. Gran parte della destra è rimasta in silenzio. Un silenzio dettato dalla coscienza di avere (nel bene e nel male) la responsabilità della scelta. Curiosamente c’è però chi si continua a proporre come uomo nuovo e prosegue nella sua scrittura di pamphlet. Testi in cui elenca una infinita serie di dati al solo scopo di dimostrare teorie. Teorie deboli e infondate.

È probabilmente difficile per quel gruppo di ex-amministratori ammettere di aver predisposto un programma di nuove installazioni. Come sempre, il populismo sembra voler promettere di togliere le antenne per la telefonia garantendo il telefonino per tutti. Una politica seria è qualcosa di diverso. È necessario partire dal confronto e ricordare anche che la normativa italiana, a cui ci si deve attenere, è tra le più severe in Europa per quanto riguarda i limiti di emissione.

L’intervento dell’ex sindaco reggente concede però poco spazio alla valutazione sulla qualità del Programma comunale degli impianti di radiocomunicazione e colpisce l’ultima (notevole) arrampicata sugli specchi. Risulta quasi ridicolo assistere ai tentativi di dimostrare che il “Programma”, votato a dicembre 2018, dipenda da chi ha governato fino a giugno 2016. Diventa inevitabile e semplice confutare la teoria del consigliere di minoranza.

Non volendo annoiare chi legge e cercando di andare per sintesi, basta prendere la premessa dell’atto approvato dalla maggioranza di destra. A dicembre 2018 gli amministratori leghisti ci tennero a puntualizzare che il Comune di Cascina nel 2016 aveva adottato il Programma comunale degli impianti di radiocomunicazione, ma che “il notevole lasso di tempo trascorso dall’adozione del Programma ad oggi (dicembre 2018) ha visto il territorio di Cascina interessato da tensioni sociali legate alla presenza di alcuni siti e da un cambiamento nella distribuzione degli impianti di telecomunicazione determinato dal continuo sviluppo tecnologico, questo ha reso necessario, prima dell’approvazione definitiva dello strumento, effettuare una revisione generale del Programma”. Nero su bianco: “una revisione generale”. Una definizione lontana da quella di Dario Rollo che considera il piano come “semplicemente aggiornato”.