“Molte aziende sono state escluse dai prestiti garantiti dallo Stato e dall’Europa sono in arrivo regole ancora più draconiane. Chiediamo a Mario Draghi di intervenire prontamente e metterci una pezza”. E’ il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli a lanciare l’allarme: “Sono ancora molte le aziende che pur richiedendolo, non sono riuscite ad attingere la liquidità necessaria per sopravvivere e nel migliore dei casi per investire. Il 2020 si è chiuso con un aumento delle richieste di credito da parte delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi e di qui a giugno il fabbisogno finanziario è destinato a crescere di ulteriori sei punti rispetto al dicembre 2020, soprattutto per i settori del commercio no food (+7 punti), ristorazione (+7 punti), trasporti e logistica (+7) commercio food (+5 punti). Il calo dei consumi nel 2020, 12 miliardi di euro in meno nella sola Toscana, ha contribuito in modo marcato all’instabilità finanziaria delle imprese e la ripresa estiva è stata annullata dalla chiusure nel periodo natalizio. L’impatto del Covid-19 sui ricavi delle aziende è stato devastante, pensiamo per la ricezione turistica (-67%), della ristorazione (-60%), del dettaglio no food (-45%)”.

“La contro-garanzia dello Stato ha aiutato molto imprese ad accedere al credito” – sottolinea il manager Confcommercio – “ma è altrettanto vero che molte non hanno potuto ottenere neppure la soglia minima dei 25.000 mila euro e tanto meno un finanziamento proporzionato al fatturato, proprio perché prive dei requisiti richiesti. Sono state escluse le start-up, aziende costituite nel 2020, mentre a causa di uno scarso fatturato, le più penalizzate sono state le micro e piccole imprese. Nel frattempo, sono peggiorati i rating bancari delle aziende che hanno visto crollare i loro fatturati per la chiusura obbligatoria della loro attività. Non a caso l’ultima ricerca Confcommercio Toscana-Format Research ha evidenziato, per il periodo settembre-dicembre 2020, un aumento di due punti dell’irrigidimento del credito, ovvero più richieste di finanziamento non accolte o accolte con importi inferiori”.

“Lo scenario a breve e medio termine è preoccupante, per questo ci auguriamo che il presidente del Consiglio Mario Draghi, che di credito e sistema bancario se ne intende, possa intervenire con misure adeguate alla realtà dell’impresa italiana” – conclude Pieragnoli: “I tempi di pagamento dei clienti si sono allungati e la previsione per i primi sei mesi del 2021 è di un ulteriore e sensibile allungamento. Inoltre, le regole europee di una nuova classificazione di “default”, introdotte da gennaio, porteranno a classificare gli sconfini di imprese e privati in maniera ancora più rigida, con il rischio di finire nelle black list anche per importi irrisori. Un ulteriore mazzata sulle imprese, di cui nessuno sente il bisogno”.