“I sogni della Madre Terra” è il titolo della mostra di Paride Bianco che sarà inaugurata domani, venerdì 8 luglio, alle 18 alla Biblioteca ‘Peppino Impastato’, in via Comaschi 67. Un intero percorso di vita dedicato alla ricerca di un motus proprio nell’arte di Paride Bianco, a partire dallo studio della realtà, alla verifica delle possibilità espressive del calco: oltre Max Ernst, per un’idea che si è fatta progetto, quindi pensiero riflesso reso dalla compresenza del linguaggio del mito (i sogni) e il non mitico (della coscienza). Cento, mille “sogni” riconducibili a una prima fase analitica, in cui segno e colore coesistono, e una fase lirica con predominanza coloristica cui affida il riscatto di risuonanti emozioni.

L’espressionismo astratto della serie de “I Sogni della Madre Terra” è il frutto di decine di superfici progettate e il senso che si percepisce è una somma di emozioni, esperienze e bisogni. Non è quindi un’interpretazione o un’estrazione di essenza, non un’occasione accidentale o una metafora. Sono i sogni di Gaia, resi con una intensità coloristica straordinariamente emotiva, poiché con rapidi segni o delle campiture Paride Bianco permette alle immagini dei sogni di emergere nella loro potenza primitiva. Difficile per i critici inserire i suoi in correnti artistiche riconoscibili. Indubbiamente a guardare queste opere “il fruitore può rimanerne affascinato, un critico moderno ed esperto sedotto avendo un serio problema a imbrigliare l’autore di un’arte che non accomoda o inflaziona, ma attacca, confonde, colpisce. Non lascia mai indifferenti; troppo aristocratici, troppo intelligenti” li ebbe a definire Johns (2002).

Siamo di fronte ad una particolare serie di dipinti a tempera su carta che rivisitano il mito di Gaia, la Dea Madre. Il significato storico del lavoro di Paride è che “siamo di fronte all’unico maestro moderno che lavora con il linguaggio degli enigmi e i suoi dipinti sono analoghi alle rivelazioni dell’Oracolo di Delfi”. Il linguaggio dell’Oracolo riflette la sintassi di una realtà caotica e contradditoria, e la contraddizione – come ebbe a sottolineare Johns – è il principio conduttore dell’Enigma: il grande fiume dove Paride nuota gioiosamente; attingendo ad una pluralità di codici indaga una realtà contradditoria rivelata dal calco, dove il mito vede coincidere le immagini con la forma.

Discorso logico-razionale e linguaggio mitico trovano alimento ora nel linguaggio poetico, ora in una pluralità di sotto-universi linguistici di significato, che si rifanno a Gaia, all’Oracolo, al Consciouness. Il linguaggio va oltre la trasposizione in immagine dei concetti; è forza ideativa (cosciente) che coglie e pone i concetti direttamente come immagini. E il calco permette di andare oltre la creazione mitopoietica di Gaia, ovvero la voluta “sostituzione” di una metafora o di un simbolo. Ne “I Sogni” diventa “equivalenza”, espressione diretta della realtà colta in ciò che in essa vi è di manifesto. Il rapporto, quindi, tra la rappresentazione del mito (I Sogni della Madre Terra) e il non mitico, dato dalla coscienza, vale nelle opere come un procedere parallelo di due differenti modalità di rappresentazione: mitica e logico-razionale (consciouness), ovvero Mytos e Logos. Per dirla con Untersteiner “Di fronte alla Dea che opera rivelando, i concetti astratti operano dimostrando”.