Santa Maria a Monte, Centro storico e parcheggi, il Sindaco replica: “Chi ha avuto 10 anni per agire e non l’ha fatto, oggi dovrebbe solo osservare in silenzio.”

Di seguito il comunicato stampa:

«Ascoltare oggi l’ex sindaco Turini proporre assemblee, tavoli permanenti e processi condivisi per il centro storico fa un certo effetto. Perché non parliamo di un cittadino qualsiasi, ma di chi ha governato il nostro paese per dieci anni consecutivi, tra il 2003 e il 2013. Un periodo lungo, stabile, nel quale si sarebbe potuto fare molto. E invece, là dove oggi si invoca una soluzione ampia, la realtà dice che si sono accumulati immobilismo, progetti mai concretizzati e un centro che nel frattempo si è svuotato.»

Con queste parole, il Sindaco di Santa Maria a Monte risponde alle recenti dichiarazioni dell’ex primo cittadino David Turini sul tema dei parcheggi nel centro storico e più in generale sulle sorti dell’area più preziosa e fragile del Comune.

«Certo, serve una visione ampia, ma serve anche il coraggio di decidere. Perché se una visione non si traduce in azioni, resta solo teoria. E in questo senso, la storia è già scritta: nei dieci anni di mandato dell’ex sindaco Turini, il centro storico non ha visto realizzazioni, ma promesse e occasioni mancate. Lo stesso Piano Operativo che oggi viene citato come opportunità, è uno strumento a cui proprio l’attuale amministrazione ha dato impulso per rendere realizzabili gli obiettivi. Chi ha avuto modo di programmare per dieci anni e non l’ha fatto, oggi dovrebbe avere almeno il buon gusto di non salire in cattedra.»

Il Sindaco sottolinea come l’amministrazione attuale si stia muovendo su due direttrici concrete e complementari:

  • Realizzazione di un parcheggio multipiano in zona San Michele, in grado di intercettare il traffico in ingresso al centro, liberando vie interne e offrendo una soluzione moderna, strutturale, lungimirante;
  • Creazione di nuovi stalli in via Costa, più contenuti ma fondamentali per rispondere in modo diretto alle esigenze di residenti, attività e servizi del centro storico.

«Questa è la differenza tra chi governa e chi fa retorica: i progetti si misurano con il territorio, le risorse, i vincoli urbanistici, le tempistiche. Non si costruiscono con le nostalgie. E invece, da chi ha già avuto modo di guidare il Comune, ci aspetteremmo oggi almeno un ruolo costruttivo, non l’ennesimo tentativo di sciacallaggio politico sul tema più delicato del nostro paese».

Il Sindaco entra poi nel merito di alcune affermazioni rilasciate in assemblea da Turini, smascherando quella che definisce «una narrazione comoda, ma non corrispondente ai fatti».

«L’ex sindaco ha affermato che la riqualificazione di piazza della Vittoria venne bloccata da una minoranza rumorosa. Bene, dovrebbe ricordare però che era lui il sindaco e che in democrazia chi amministra ha anche il dovere di decidere. Se davvero credeva in quel progetto, perché lo ha abbandonato? La verità è che non ha voluto assumersi responsabilità. E oggi vorrebbe scaricare su altri ciò che non ha avuto il coraggio di portare avanti.»

Non solo: il progetto originario per piazza della Vittoria, firmato dagli architetti Italo Rota e Alessandro Baldassari, prevedeva già una visione che puntava sulla pedonalità, sulla liberazione delle piazze dalle auto e sulla restituzione degli spazi pubblici alla vita cittadina.

«Oggi, quando questa amministrazione interviene per liberare piazza Marconi dalle auto, o per riqualificare l’area antistante il teatro, c’è chi parla di “togliere” qualcosa ai cittadini. Ma è esattamente il contrario: stiamo restituendo decoro, sicurezza, spazio pubblico. Non toglieremo mai la libertà di parcheggiare, ma intendiamo togliere lo squallore dell’abbandono e del disordine.»

Infine, una riflessione sul concetto stesso di “condivisione”:

«La condivisione è un valore, ma non può diventare il rifugio dell’inerzia. Ciò che oggi serve non è l’ennesimo tavolo, ma il completamento dei progetti in corso. Le porte dell’amministrazione sono sempre aperte al confronto. Ma non possiamo accettare che chi ha avuto dieci anni per fare, oggi voglia farci perdere tempo con l’ennesima riunione. Questa è l’ora della responsabilità, non della nostalgia.»