Quest’anno non si svolgerà una delle più storiche feste dell’Unità della zona. A Riglione gli organizzatori fanno sapere attraverso un comunicato che tra norme rigide e militanti del partito stanchi quest’anno non si svolgerà il consueto appuntamento di fine agosto.

La festa ha avuto sempre un grande successo di partecipazione in virtù di una valenza politica, – spiega il Comitato direttivo del Circolo Pd Riglione-Oratoio-Pisanello-Pierdicino nel comunicato – quale appuntamento annuale di discussione e confronto su temi cittadini, regionali e nazionali, ma anche per i caratteri di socializzazione e convivialità. Il carattere della Festa, attento ai problemi del territorio e dei cittadini, la presenza sistematica di molte associazioni, ha rappresentato l’esempio concreto su cosa debba essere il Pd, un partito aperto e inclusivo, partecipato e democratico, non autoreferenziale e di vertice così com’è accaduto spesso c’è sempre stata attenzione a garantire che tutte le attività si svolgessero nel massimo di serenità e sicurezza, dagli spettacoli, al ballo, ai dibattiti, alle iniziative sportive e ricreative. E i volontari hanno assicurato, mediamente, più di 600 pasti, centinaia di pizze sfornate, oltre 1000 frati e migliaia di bibite e caffè per ogni serata.

C’è la necessità – prosegue il comunicato – di ottemperare a nuove norme sulla sicurezza, sempre più stringenti, come i dispositivi sui conta-persone o l’impossibilità a utilizzare sedie non fissate a terra e collegate tra loro, tanto per dire su alcune delle misure alle quali dover ottemperare l’urgenza di fare interventi igienico-sanitari, complicati e costosi, alle nostre strutture, in modo da adeguarle alle normative vigenti.

Queste sono alcune delle ragioni tecniche. Poi ci sono quelle politiche. E sono serie e importanti c’è stanchezza tra i militanti per come sono andate le cose. Le ripetute sconfitte degli ultimi anni, vissute come il risultato di un’incapacità del partito a stare dalla parte giusta. Uguaglianza e democrazia. Misurarsi con i bisogni reali delle persone, assillate quotidianamente dai tanti problemi generati dalla società delle incertezze sociali che finisce per generare insicurezze e paure crescenti. Non si può fare con le agenzie e la propaganda. Può funzionare solo per un po’ di tempo. E’ necessario ricostruire l’attendibilità di una politica solida, radicata, attenta, alla fine di un ciclo dove il Pd è stato invece considerato, a torto o a ragione, con lo sguardo rivolto da altre parti. Di là dalle valutazioni sulle vicende nazionali, con le sonore sconfitte al referendum e alle politiche, anche a livello locale, non siamo stati in grado di capire per tempo i numerosi avvertimenti che gli elettori ci hanno inviato negli ultimi anni (Santa Maria a Monte, la Valdicecina, Cascina, ecc.), continuando imperterriti senza mai approfondire le ragioni delle sconfitte”.

A Pisa, dove pure ha pesato il vento nazionale, – prosegue il Comitato direttivo – era dal 1970 che, le alleanze di sinistra prima e di centro-sinistra dopo, non subivano una sconfitta alle elezioni comunali. Eppure ci sono stati altri momenti nei quali spirava un vento nazionale a noi avverso. Il segno delle nostre coalizioni locali è stato sempre di apertura e inclusione abbiamo perso, nonostante il pieno dei voti di sinistra al ballottaggio, arrivati copiosamente, solo per tentare di arginare la destra a trazione leghista. Si è perso perché nei quartieri popolari, là dove si annidano disagi e diritti sociali ampiamente negati, la nostra gente ci ha abbandonato. Si è perso perché una parte importante dei ceti produttivi pisani, piccole imprese e professionisti, solitamente orientata, almeno alle elezioni amministrative, verso il centro sinistra, ha scelto di andare a destra. E ancora. Vogliamo interrogarci, senza pregiudizi, sulle ragioni che hanno indotto l’elettorato dei cinque Stelle e anche quello delle liste con le quali ci siamo apparentati al ballottaggio a votare per Conti? E’ del tutto evidente che, la proposta del centro-destra, è apparsa più credibile e coerente della nostra. Nonostante tutto ciò, evidentemente, il Pd pisano non ha ritenuto indispensabile approfondire queste e altre ragioni per tentare di ripartire.

L’obiettivo era di eleggere un segretario subito, senza discussione, a qualsiasi costo, anche con interpretazioni discutibili delle norme statutarie. Molti nostri militanti non hanno capito le ragioni della forzatura. Non si tratta di un problema personale ma politico. Che fretta c’era? Perché si è voluto evitare una discussione nel merito, anche accesa, finendo per alimentare la percezione di un male oscuro che si aggrava, togliendo a tanti militanti la speranza che questo partito si possa riformare dall’interno? Perché non sono stati coinvolti i circoli che rappresentano l’asse portante del partito, dal quale ripartire per ricostruire un radicamento indispensabile a farci avvicinare ai bisogni e alle attese dei cittadini? Per almeno cinque anni dovremo stare all’opposizione. Ci può far bene. Basta imparare che l’umiltà e la democrazia, l’attenzione alle ragioni degli altri, rappresentano elementi essenziali per ripartire.

Se sarà avviato un percorso di discussione e approfondimento, – concludono – con un congresso locale, svincolato dalle posizioni delle correnti, che guardi alle ragioni della società pisana che ci ha voltato le spalle, i militanti di questo circolo non si tireranno indietro basta avere il coraggio di discutere e partire. La Festa dell’Unità la possiamo recuperare. Anche a settembre se ci sono le condizioni.

 

Foto di “La voce del Serchio”