Padre Alejandro Solalinde, il più importante difensore dei migranti in Messico, responsabile di un centro di accoglienza a Ixtepec, città nel sud del Paese, nel quale ogni anno transitano 20 mila migranti, sarà protagonista di un incontro pubblico a Pisa mercoledì 3 ottobre. A cinque anni dal naufragio di Lampedusa, dove morirono 368 migranti, il sacerdote messicano porterà la sua testimonianza alle ore 16.30 nella Chiesa di San Matteo (Piazza San Matteo In Soarta, 2), in un incontro dal titolo “Messico: il prete che sfida i narcos“.

Solalinde è un sacerdote cattolico che dal 2011 vive sotto scorta per il suo impegno contro i narcos e per aver denunciato la corruzione delle autorità pubbliche; un milione di dollari è la cifra che i narcotrafficanti sono disposti a pagare pur di vederlo ucciso. Candidato al Premio Nobel per la pace, il prelato messicano racconta la sua storia nel libro “I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini” (in dialogo con Lucia Capuzzi, Emi, pp. 176, euro 15,00, prefazione di Luigi Ciotti). Il volume, già tradotto in spagnolo e francese, è in corso di traduzione in croato.

L’impegno sociale di Solalinde ha suscitato l’interesse dei media americani: il New York Times ha lodato il suo «coraggio per aver denunciato crimini orrendi contro i migranti e la complicità delle autorità messicane». Il Los Angeles Times l’ha definito «uno dei più importanti avvocati per i migranti», mentre per Usa Today è «un combattente prete cattolico che ha sfidato i cartelli della droga e la polizia corrotta per proteggere i migranti». Per questo motivo un giorno si è fatto anche arrestare e mettere in carcere in segno di solidarietà con gli immigrati «irregolari».

Sono mezzo milione gli indocumentados che ogni anno transitano in Messico dal Centroamerica (Salvador, Guatemala, Honduras ecc.) verso gli Stati Uniti. Il 25% di loro sono donne, il 10% minori. Ogni giorno 54 indocumentados vengono rapiti, 20 mila all’anno. I dati ufficiali della polizia messicana parlano di 71.415 migranti «salvati» dai sequestri tra il 2007 e il 2014. Fino al 2005 di tutto questo padre Solalinde non si occupa, come racconta in “I narcos mi vogliono morto“: è un «prete borghese», come lui stesso si definisce – fa il parroco, il professore, l’assistente dell’Azione cattolica, studia psicologia –; da giovane addirittura apparteneva a un’associazione parafascista. Poi nel 2005 la “scoperta” degli indocumentados: li vede per la prima volta, inizia a prenderseli a cuore, apre Hermanos en el camino, un centro dove questi migranti possano riposarsi, mangiare, avere un posto dove stare per rifugiarsi sia dalla polizia che dai narcotrafficanti. Viene minacciato di morte diverse volte dai narcos che gli impongono il silenzio sui rapimenti dei migranti a scopo di estorsione. Ma padre Solalinde non tace, anzi denuncia ai mass media i fatti di violenza e corruzione cui viene a conoscenza. Nel suo libro Solalinde racconta le lotte per la dignità dei migranti, le violenze da loro subite, la sua «conversione» per difendere i migranti in nome della solidarietà predicata da Gesù Cristo.

La sua è una vicenda che ha appassionato migliaia di persone in ogni parte del mondo: già dal 2012 Amnesty International ha lanciato una campagna internazionale per proteggerne l’incolumità; lo scorso anno, l’Universidad Autónoma del Estado de México ha candidato padre Solalinde al Premio Nobel per la pace nel 2018. Durante l’evento sarà presentato il nuovo libro di Solalinde, “Questo è il Regno di Dio. Una vita radicalmente cambiata” (Editrice Missionaria Italiana, pp. 128, euro 13,00) in uscita per EMI nei primi giorni di ottobre. L’incontro, a ingresso libero, è organizzato da Editrice Missionaria Italiana con la Comunità di Sant’Egidio. Per informazioni: tel. 0586.211893, santegidiolivorno@gmail.com.