C’è molta aspettativa per il rossiniano Mosè in Egitto, in scena il 9 e l’11 novembre dopo la promozionale scuole e sociale del 7, capolavoro mai andato in scena nella nostra città e con cui il Teatro di Pisa rende ancora una volta  omaggio al Centocinquantenario della morte di Gioachino Rossini.

In attesa che il sipario si alzi su questo straordinario frutto del genio rossiniano, se alla figura di Mosè sono già state dedicate due importanti iniziative come il convegno su “Mosè nella Bibbia, nella musica e nelle arti visive” e la presentazione del bel libro di Franco Piperno “La Bibbia all’opera. Drammi sacri in Italia dal tardo Settecento al Nabucco”, ora entriamo nel vivo dello spettacolo con la presentazione-aperitivo  in programma sabato mattina (3 novembre ore 11), nel Foyer del Teatro Verdi. A parlare di Mosè in Egitto saranno il direttore artistico Stefano Vizioli, il direttore dell’opera M° Francesco Pasqualetti e il regista Lorenzo Maria Mucci; sono previsti anche altri interventi del cast artistico.

Dramma con molti protagonisti, qui interpretato – annota Daniele Spini nel suo saggio per il programma di sala dell’opera – come intreccio di storie individuali in costante relazione con eventi sempre più grandi dei singoli, più grandi perfino del Faraone d’Egitto o del profeta più importante nella storia del popolo ebraico, Mosè in Egitto vede la struttura musicale porsi in relazione reciproca con il taglio narrativo, anche per la distribuzione fra i vari personaggi degli impegni canori e delle presenze nei pezzi di insieme. C’è ancora belcanto, ma c’è anche una declamazione scolpita direttamente sulla parola e sul suo significato; ci sono finezze di scrittura vertiginose affidate all’orchestra; c’è il ruolo fondamentale del coro, da sempre veicolo di tragicità classicamente intesa, e nell’Ottocento elevato a voce di popolo.

Ed è proprio la coralità intesa come manifestazione del sentimento collettivo – sottolinea Lorenzo Maria Mucci nelle sue note di regia – a determinare la struttura drammaturgica dell’opera, segnandone il ritmo e fornendo la cornice alle vicende private della relazione. Una coralità che «si fa argomento politico nella contrapposizione tra due popoli, l’uno oppressore, l’altro schiavo e che aspira alla libertà; l’uno che spinge all’azione Faraone, l’altro che attende con ferma fiducia un segnale da Mosè».

Di questo e di molto altro si parlerà nell’incontro di sabato mattina.

L’ingresso è libero e alla fine, come ormai da tradizione, ci sarà un aperitivo per tutti, offerto dal Teatro.