L’Università di Pisa scala 33 posizioni nel QS World University Ranking 2020 confermando e migliorando il trend di crescita degli ultimi quattro anni, e si piazza al 389° posto al mondo fra le oltre mille istituzioni accademiche censite. In particolare l’Ateneo pisano mantiene come punto di forza la propria reputazione (192° posto) e registra una crescita nella produttività scientifica, dove avanza di 40 posizioni (369° posto). A livello italiano l’Ateneo mantiene la nona posizione in classifica come scorso anno e si conferma primo fra le università generaliste toscane.

 
Il ranking elaborato dall’agenzia QS è tra i più autorevoli a livello internazionale e si basa su indicatori che misurano la reputazione degli Atenei, il rapporto docenti/studenti, la produttività scientifica e il livello di internazionalizzazione.
 
Alcuni di questi indicatori, quali ad esempio il rapporto docenti/studenti, portano le grandi università pubbliche e generaliste italiane a essere svantaggiate rispetto ai competitor internazionali e alle istituzioni di minori dimensioni. Ciò nonostante, gli Atenei che sono particolarmente impegnati sulla ricerca e godono di buona reputazione internazionale, come è nel caso dell’Università di Pisa, riescono a posizionarsi nella parte alta della classifica.
 
La buona performance dell’Università di Pisa nel QS World University Ranking conferma i risultati relativi alle singole discipline già pubblicati a febbraio scorso sempre dall’agenzia QS. In questo ambito, l’Ateneo ha registrato punte di eccellenza nei settori in cui vanta una lunga e consolidata tradizione, fra cui “Classics and Ancient History” (26° posto), “Mathematics”, “Physics and Astronomy” e “Computer Science and Information Systems” (tutte tra 51° e 100°) e “Library and Information Management” (50° posto).
 
“Il nostro Ateneo – ha commentato il rettore Paolo Mancarella – ha nella reputazione accademica un suo indubbio punto di forza, che viene confermato anche dalla classifica pubblicata da QS. Mi piace segnalare, inoltre, che si evidenzia un significativo miglioramento nella qualità della produzione scientifica: questo ci spinge a continuare nella direzione intrapresa sin dall’inizio del mio mandato, in termini di investimenti a sostegno della ricerca ma anche di politiche di reclutamento sempre più orientate alla valorizzazione del merito”.