Noi speriamo che ci siano le condizioni per tornare in campo” – ha detto il Presidente AIC Tommasi . “Ma lunedì abbiamo affrontato per la prima volta anche la prospettiva di non concludere la stagione. E abbiamo detto che siamo pronti a fare la nostra parte per salvare il sistema”.

“I calciatori sembra che siano l’unico costo…” – ha proseguito – “La verità è che lo stop alla stagione certifica una situazione: senza classifica non ci sono bonus legati al risultato. In caso di ripresa, invece, bisognerà calcolare i danni per i club e le richieste ai calciatori. E se un calciatore ha già un accordo con un’altra squadra dal 1 luglio? Prolunga o cambia maglia? Sono temi da affrontare in fretta”.

Sul tema degli accordi individuali (come Juventus e Inter) che indebolirebbero il sindacato, Tommasi ha specificato che “il nostro lavoro è quello delle Leghe è cercare una soluzione condivisa. Gli accordi collettivi servono proprio a non creare contenziosi. Se la Juve ha trovato il sostegno della squadra a noi va più che bene”.

Il Presidente AIC ha anche affrontato l’argomento riguardante le condizioni minime per poter riprendere: “Innanzitutto ci deve essere una prospettiva che oggi manca. Al momento le persone devono limitare gli spostamenti, perché dobbiamo far uscire di casa i calciatori? Per una stagione che non si sa se riprenderà? Non ha senso tornare in campo per ‘sperare’. Anzi c’è il pericolo di altre positività che blocchino tutto. E bisogna capire gli effetti dell’infezione sull’idoneità sportiva. Pepe Reina ha confessato di essersi sentito mancare l’ossigeno per 25 minuti”.

Tre i paletti irrinunciabili: “1) Che l’emergenza sia finita, e ce lo auguriamo tutti. 2) Se si torna a giocare è per portare a termine la stagione anche oltre il 30 giugno, perché mancano ancora tante partite. Scegliere a tavolino promossi e retrocessi è complicato, parliamo di investimenti importanti come nel caso del Benevento. 3) Si deve poter viaggiare in sicurezza perché non è solo questione di allenarsi ma di muovere 50 persone due volte a settimana – i ritmi saranno quelli – in quella che oggi è zona rossa. Gli spostamenti devono essere sicuri, perché più si va in basso con le categorie più cresce il numero di persone in movimento”.
L’incertezza maggiore” – ha concluso Tommasi – “riguarda i campionati apicali del dilettantismo: la D, le categorie femminili, il calcio a 5. Qui molte squadre sono rassegnate sulla chiusura della stagione e cerchiamo di capire come recuperare parte delle somme pattuite con i tesserati”.