Mercoledì scorso, sempre in forma virtuale, è andata in onda la ventottesima puntata stagionale di “Eoraparloio“. Nello studio digitale diretto come sempre da Giovanni e Riccardo sono intervenuti diversi addetti ai lavori per approfondire il tema della ripresa dei campionati: uno di questi è stato Andrea Sbraga, ex difensore nerazzurro attualmente tesserato con il Novara. Il calciatore romano ha le idee molto chiare riguardo al ritorno in campo: “Si deve copiare il modello tedesco. Quando un tesserato risulta positivo, deve essere isolato dal resto del gruppo che può continuare a lavorare sotto una monitoraggio più stretto. Pensare di imporre il ritiro a tutta la squadra è folle“.

Al di là di quello che decideranno i vertici, il nostro calcio deve riprendere. Se non si è in grado di giocare a giugno o a luglio, come si può pensare di riprendere a settembre o ottobre, quando il rischio di una nuova ondata del virus sarà ancora più concreta?” puntualizza Sbraga. “Io mi auguro di tornare il prima possibile in campo, siamo tutti professionisti e ci sta pesando non poter svolgere il nostro lavoro. Naturalmente tutti sperano di poterlo fare in piena sicurezza, ma non ci si può nascondere dietro un dito: il rischio del contagio esiste, ipotizzare di ridurlo a zero è impossibile. Tutti devono prendere coscienza di questo fatto e assumersi la responsabilità di tenere comportamenti corretti dentro e fuori dal campo“. “Non possiamo attendere un vaccino – prosegue Andrea Sbraga – ma ancor più importante è evitare di compromettere la prossima stagione”.

Il difensore del Novara spiega che “il virus ha messo a nudo, in modo brutale, tutte le fragilità del nostro sistema. Lo squilibrio tra la Serie A e il resto delle categorie è impressionante. Questa estate salteranno moltissime società, e molte altre nei mesi successivi rimarranno in affanno. Smettiamola di pensare al calciatore modello con tanti soldi e belle macchine: dalla Serie B in giù le difficoltà sono enormi“.