Lo scorso 22 maggio, Gigi Simoni, amico della nostra bella Stella Maris, è “rinato al cielo” Questa mia folle speranza, diventata con il trascorrere degli anni un’invincibile certezza, si basa non solo sulla fede e, quindi, sul fatto che ieri, per una coincidenza ricorreva Santa Rita, ossia la Santa delle cose impossibili, ma sul fatto che proprio Gigi nella sua carriera da calciatore, allenatore e dirigente è stato il protagonista di tante “imprese impossibili” tra cui le molte promozioni in serie A. Beh, uno così non può morire mai, sicuramente Gigi ha scoperto come si fa a vivere in un’altra dimensione più spirituale, oltre che nel ricordo di tanti familiari ed amici a cui ha regalato bene e bellezza.  Sono certo che l’ha scoperto perché quando venne a trovarci alla Stella Maris ho conosciuto un uomo non solo gentile ed affabile nei modi, ma molto saggio, cioè di una saggezza che non derivava solo dall’età più avanzata, ma che evidentemente gli era sempre appartenuta come persona, come punto di riferimento centrale (è stato, infatti, centrocampista, ossia, un ruolo fondamentale, ed allenatore) dei suoi uomini, cioè un maestro anche di vita. Parlammo della Scienza e dell’Amore con cui la Stella Maris svolge la sua missione a favore di tanti giovani famiglie che vivono la fragilità neuropsichiatrica dei loro bambini e ragazzi. Parlammo dei problemi della società liquida, di filosofia, di umanesimo, di calcio, di grandi campioni, di gioie, di dolori, di sconfitte e di promozioni. Parlammo della vita. Gigi mi disse: “Peccato, Giuliano, che non ci siamo conosciuti prima, quando ero nelle grandi squadre, avrei potuto portare i calciatori in visita alla Stella Maris. Ti avrei potuto portare a testimoniare questa missione ai miei ragazzi. Avremmo potuto regalare loro le riflessioni importanti che ci siamo scambiati oggi. A loro servono, per formarsi meglio anche come uomini”. Da questa osservazione compresi che Gigi era una persona dallo sguardo speciale che nella sua carriera si era preoccupato di insegnare ai propri calciatori non solo come si gioca al calcio, con tutte le tecniche e le strategie che esso porta con se’, ma il “ perché “ delle cose, il senso più alto ed invisibile che rende più forti nell’azione sportiva, ma anche nella vita al di fuori dal campo di calcio. Aveva a cuore i suoi ragazzi.Non capita tutti i giorni conoscere simili persone che ti insegnano a “saper fare” e, soprattutto, a “saper essere”.Da loro impariamo molto. Quando ci passano accanto dobbiamo respirarle e ringraziare Dio di avercele donate. Sono stato molto fortunato a conoscerlo, grazie a suo cognato Fabrizio, e come me penso lo siano stati anche tutti i calciatori e i Club (Pisa, Cremonese, Genoa, Inter, Juventus, Torino, Brescia, Napoli..) con cui ha collaborato. Grazie Gigi per le magliette, i gagliardetti e l’amicizia che ci hai regalato. Mi dispiace non aver fatto in tempo a realizzare l’incontro che avevamo programmato nella parrocchia e con le associazioni di volontariato del mio paese di San Romano e le altre iniziative per la Stella Maris che avevamo in programma.

Adesso che da lassù potrai fare tante cose, ti prego di continuare a darci un’occhiata, una mano, perché, come sai, c’è da costruire il nuovo Ospedale per i bambini della Stella Maris e qui, visti i tempi che corrono, c’è bisogno davvero di un aiuto celeste.nDatti da fare Gigi, organizza una bella squadra per questa “missione impossibile”. A te la formazione, Forza Gigi. Giochiamocela questa partita e vinciamola. “Gli uomini non brillano se non sono stelle anche loro”. Con affetto e con la preghiera ti saluto.

Abbraccio con questo sguardo di speranza, gli amici Fabrizio, Monica ed i tuoi familiari a cui porgo le più sentite condoglianze”.