L’Ordine degli Architetti di Pisa fa sentire la sua voce sulla richiesta dei bancarellai di rientrare in Piazza dei Miracoli per fronteggiare le crisi provocata dal Coronavirus. “Apprendiamo dalla stampa l’intenzione, da parte del Consorzio Pisa dei Miracoli, di richiedere all’Amministrazione comunale e alla Soprintendenza “una moratoria di 5 anni per rientrare in Piazza dei miracoli” con le bancarelle.
Come cittadini e come professionisti, intendiamo ricordare come Piazza del Duomo non appartenga ai soli bancarellai pisani, ma sia un bene comune, appartenente a tutti i cittadini pisani, alla comunità nazionale e, quale sito UNESCO, all’umanità intera.  Riteniamo pertanto inconcepibile che una qualsiasi categoria pensi ancora di poter eludere la norma per affrontare una crisi che tutti stiamo vivendo con drammaticità.  Il profondo disagio non può essere affrontato eludendo una legge, ma perseverando nell’applicarla, perseguendo soluzioni credibili di reale valorizzazione della città e delle sue funzioni commerciali; e si può fare solo attuando Politiche Urbanistiche che non prescindano dalla tutela e conservazione del patrimonio, ma su di esso focalizzino il proprio programma di sviluppo.

Una piazza che ha saputo riconquistare la propria spazialità attraverso il non facile restauro degli edifici che la circondano, e che è tornata a sperimentare il silenzio lontano dal turismo di massa, non può tornare indietro.
“Ripartire” non vuol dire ripetere errori che conosciamo fin troppo bene e che storicamente non hanno più ragione di esistere, ma progettare il futuro cambiando registro e recuperando il valore che viene dalla storia, ponendo cultura patrimonio e paesaggio al centro di una riflessione capace di generare conoscenza e consapevolezza del bello e delle memorie che ci circondano.
Rispondere alla crisi non vuol dire depauperare il nostro patrimonio, ma innescare nuove funzioni e soluzioni capaci di generare economia, in cui le Pubbliche Amministrazioni sappiano riprendersi il ruolo di promotori di sviluppo, governando i processi nel rispetto della tutela e non limitandosi a recepire le istanze che rappresentano interessi di soggetti economici privati, poco attenti, come in questo caso, al bene comune“.