Colline tonde e verdeggianti, l’albero come simbolo di vita e di rinascita, la Torre di Pisa che fa capolino, un faro e una spiaggia dai colori caraibici, il tutto mescolato artisticamente e con leggerezza, per trasmettere serenità. Sono alcune delle immagini dipinte sulle pareti della sala d’attesa della terapia intensiva trapianti all’Edificio 6 dell’Ospedale di Cisanello dagli ‘artisti sociali’ di Edf Crew (www.edfcrew.com), un gruppo di giovani writers toscani che nel 2003 hanno cominciato a fare “arte sociale” intesa come “forma espressiva di riqualificazione di un ambiente pubblico o privato, per creare armonia e bellezza laddove la trascuratezza della società abbonda”. E oggi hanno un back-ground di tutto rispetto. Non si sentono quindi solo writers, o street artist o urban artist ma protagonisti di una possibile rinascita sociale a partire dai muri. E cosa è più sociale di un ospedale pubblico dove si va per curarsi e l’atmosfera non è delle migliori, specie in una terapia intensiva che accoglie malati fragilissimi, che si sottopongono al trapianto per ottenere una chance di sopravvivenza?

Il contributo di questi artisti – che hanno lavorato a titolo gratuito, facendosi rimborsare solo le spese – ha coronato così una piccola conquista dell’Unità operativa di Anestesia e rianimazione trapianti dell’Aoup, diretta dal professore Gianni Biancofiore, che da anni attendeva uno spazio dedicato all’attesa dei familiari dei pazienti ricoverati. Adesso la sala è stata ricavata, con attigua anche la stanza colloqui, e questo primo passo è solo l’inizio di una stagione di restyling. “Vogliamo coinvolgere anche i giovani allievi del Liceo artistico Russoli di Pisa in questo progetto – spiega Biancofiore, coadiuvato nell’abbellimento della sala d’attesa dal coordinatore infermieristico Giuseppe Stefani e soprattutto dall’associazione Vite Odv, che ha avuto un ruolo fondamentale in quanto ha effettuato il crowdfunding per finanziare le spese rimborsate agli artisti – perché vogliamo abbellire anche altri ambienti dell’ospedale, facendo ricorso a tutti gli strumenti che oggi la solidarietà e la sensibilità etica delle persone mettono in moto, dal crowfunding alle elargizioni da parte di sodalizi ed enti benefici. Perché in ospedale si viene per curarsi ma è importante anche l’aspetto dell’accoglienza, del comfort, della privacy, specialmente in posti come la terapia intensiva, dove talora siamo costretti a dare notizie sconfortanti. Vogliamo perciò ringraziare tutti coloro che hanno contribuito con un’offerta a questo progetto.

In questa unità operativa, dove si ricoverano in media 850 pazienti l’anno, è da 20 anni che si fanno entrare i familiari h12 perché il professore Biancofiore insieme al dottore Paolo Malacarne sono stati pionieri in Italia del progetto “terapie intensive aperte” ben consapevoli di come la presenza di un familiare per un malato fragilissimo sia parte integrante del processo di cura al pari dei farmaci e delle procedure clinico-chirurgiche. Se a questo si aggiunge anche l’aspetto estetico, tutto il processo di guarigione fisica e psicologica non può che trarne beneficio.

L’aspetto dell’accoglienza in ospedale – dichiara il direttore sanitario dell’Aoup Grazia Luchini – è molto importante in ambito assistenziale e questo progetto della sala d’attesa dipinta va proprio nella direzione di migliorare ancora di più la relazione con il paziente e i propri familiari per cui siamo grati all’associazione, ai professionisti e agli artisti per l’impegno profuso in questa particolare circostanza e per il risultato ottenuto”

(nella foto di gruppo: da sx: Gianni Biancofiore, Giuseppe Stefani, Milena Giuffré e Marco D’Elia di Vite Odv e Nico Bruchi di Edf Crew)