Menichetti e Gelli: “Le riaperture del 26 aprile un rischio calcolato? Chissà se hanno fatto bene i conti”. Il primario di malattie infettive dell’Auop: “Ma s’intravede la luce alla fine del tunnel: in autunno potremmo tornare alla normalità”

Le preoccupazioni del coordinatore dell’unità di crisi pandemica dell’Ausl Toscana centro: “La riapertura è stata un azzardo: rischiamo nuove chiusure”

Il monito di Nicoletta Dentico (Society for International Development): “Con il sovranismo sanitario non si va da nessuno parte”

“Ha stentato abbastanza a decollare, sia in Italia che in Toscana, ma ora finalmente dalla campagna vaccinale arrivano i primi segnali positivi: il prossimo autunno potrebbe essere all’insegna della normalità”. Non è domani, insomma, che usciremo alla pandemia, “ma cominciamo ad intravedere la luce alla fine del tunnel”, ha sottolineato il professor Francesco Menichetti, primario di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera Pisana e in prima linea nella lotta a Covid-19 praticamente da oltre un anno. A patto, però, che si verifichino alcune condizioni: “Intanto che si riesca a vaccinare e mettere in sicurezza i grandi anziani e le persone più vulnerabili, cosa che dovremmo riuscire a fare entro la fine di maggio, e che i comportamenti di noi tutti tengano conto che non ne siamo ancora fuori” ha detto intervenendo martedì sera all’incontro pubblico on line “Vaccini: a che punto siamo?’’, organizzato dalle Acli provinciali, in collaborazione con il sostegno del Centro studi “iCappuccini”, la cooperativa Aforisma, Balobasha, il “Punto Famiglia” e i circoli San Prospero e Il Punto, e coordinato dal dottor Alessandro Cipriano, medico del pronto soccorso dell’Azienda Ospedaliera e a cui hanno partecipato anche Federico Gelli, coordinatore dell’unità di crisi dell’Ausl Toscana Centro per l’emergenza pandemica e presidente della Fondazione “Italia in Salute”, e Nicoletta Dentico, responsabile del programma di salute globale di Society for International Development. Anche Menichetti, infatti, è preoccupato dalle riaperture del 26 aprile scorso: “Si è detto che si è e trattato di un rischio ragionato – ha chiosato -: spero che abbiano fatto bene i calcoli”,

Sul punto è stato ancora più esplicito Federico Gelli: “Questa apertura è stata un azzardo – dice senza mezzi termini-: Rischio calcolato? Non vorrei che avessero davvero sbagliato i conti, temo che al massimo fra un mese si rischi una nuova chiusura”. È vero, infatti, che “ora siamo di fronte a una fase discendente della curva pandemica, però – sottolinea -, per dare un dato, solo nell’Ausl Toscana Centro ci sono ancora più di mille persone ricoverate per Covid”. Insomma, “non siamo ancora fuori pericolo e sono fortemente preoccupato dai fatti degli ultimi giorni, a partire dai 30mila in centro a Milano per festeggiare lo scudetto dell’Inter”. Da qui la domanda: “Quante vite umane in più avremmo potuto salvare se, invece di riaprire il 26 aprile, lo avessimo fatto a metà maggio, sfruttando l’incremento delle vaccinazioni e l’abbassarsi della curva pandemica? In questo modo – ha spiegato Gelli – ci saremmo potuti preparare meglio all’estate, scongiurando grandemente il rischio di nuove chiusure”. In ogni caso anche per Gelli si comincia a intravedere la luce alla fine del tunnel: “Se in Toscana arriviamo a 44mila dosi giornaliere, entro giugno riusciremo a coprire tutti gli “over 60” e le categorie vulnerabili – ha concluso –: mantenendo questi ritmi, è probabile che per ottobre si raggiunga la copertura”.

Una mano in tal senso potrebbe arrivare anche dai circoli Acli: “Le nostre sedi sono a disposizione per la somministrazione dei vaccini – ha detto il presidente delle Acli provinciali di Pisa Paolo Martinelli -: rinnovo la disponibilità data nei giorni scorsi dal livello regionale dell’associazione nella convinzione che possano essere una risorsa importante per imprimere una svolta al programma d’immunizzazione della Toscana e per raggiungere più persone possibili dato che siamo capillarmente diffusi in tutto il territorio e abbiamo sedi già predisposti secondo i protocolli anti-Covid, spesso con aree esterne e dotati di pannelli di plexiglass, gel igienizzanti e prodotti sanificanti certificati”.

Ad ampliare lo sguardo, invece, ha provveduto Nicoletta Dentico: “Nel nostro sovranismo sanitario non abbiamo ancora capito che ogni Stato non può uscire da solo dalla pandemia e che potremo farlo solo sconfiggendo il virus su tutto il pianeta – ha detto-. Invece accade l’esatto contrario: ci sono 150 Paesi che stanno chiedendo di sospendere temporaneamente i diritti di proprietà intellettuale sui vaccini per favorire la più estesa copertura vaccinale possibile, cosa consentita anche dall’Organizzazione mondiale per il commercio, e sette o otto Paesi che si oppongono e per ora la stanno avendo vinta”. Anche Covax, la campagna dell’Oms per diffondere il più possibile la campagna vaccinale nel mondo, “è abbastanza diversa da quel che sembra – spiega -: fra le varie cose, si propone anche d’immunizzare il 20% della popolazione a rischio nei Paesi più poveri e a questo punto qualcuno dovrebbe spiegare perché nel nord del mondo è necessario arrivare almeno al 70% e perché, invece, in quelli del sud è sufficiente un quinto dei soggetti a rischio”.