Dana è un ragazzo del Mali di 22 anni. Da tre vive a San Miniato, in provincia di Pisa, ed è qui che, insieme all’associazione Tra i binari, si è avvicinato al mondo del volontariato culturale collaborando attivamente alla realizzazione di un festival di teatro che si svolge ogni anno nel comune pisano. “Il volontariato mi ha dato la possibilità di familiarizzare con la lingua, di entrare in contatto con tante persone e di sentirmi parte di questo territorio” racconta lui stesso.  

Dana è uno dei 93 cittadini stranieri immigrati, tutti tra i 18 e i 50 anni, protagonisti di Eu-Voice, European Volunteering and Integration through Cultural Experience (G.A. 821612 – AMIF-INTE-AG-217), il progetto europeo che ha visto la Toscana protagonista, grazie al CESVOT-Centro Servizi Volontariato Toscana, che ha avuto il ruolo di capofila delle altre realtà coinvolte: l’italiana Co&So, l’inglese Volunteering Matters, l’irlandese Meath Partnership e la greca Usb.

Obiettivo del progetto europeo, avviato a dicembre 2018, è stato infatti promuovere non solo l’integrazione dei cittadini immigrati, ma anche il volontariato in ambito culturale come luogo di integrazione tra popolazione immigrata e popolazione locale. L’attuazione del progetto in Toscana ha visto il raggiungimento di ottimi risultati. Dei 93 cittadini stranieri immigrati coinvolti, il 75% sono uomini. Tra i Paesi di provenienza: Giordania, Nigeria, Mali, Ghana, Guinea Conakry, Gambia, Costa d’Avorio, Ciad, Etiopia, Pakistan, Nepal, Iran, Albania, Brasile, Marocco. Tra i partecipanti anche sei cittadini UE provenienti da Romania, Spagna e naturalmente Italia. Una trentina gli enti del Terzo Settore coinvolti sul territorio regionale. 

Teatro, arte, riqualificazione urbana. Sono questi i settori che hanno visto il coinvolgimento dei 28 migranti durante la prima fase del progetto, che si è realizzata nel corso del 2019. A San Miniato (Pisa), con l’associazione Tra i Binari una ventina di stranieri, in prevalenza richiedenti asilo, insieme a volontari italiani, hanno contribuito all’organizzazione del XXI Festival del Pensiero popolare (agosto 2019) e sono stati protagonisti di uno spettacolo teatrale di strada.

Insieme agli Angeli del Bello, a Firenze, un gruppo di volontari, italiani e stranieri, hanno realizzato percorsi per la cura e la riqualificazione di palazzi e giardini. E sempre nel capoluogo toscano, i migranti si sono impegnati per consentire la riapertura di piccoli musei poco conosciuti. 

La seconda fase del progetto, che sta per concludersi proprio in questi giorni, e che è andata avanti nonostante le difficoltà legate alla pandemia, ha visto coinvolte le città di Lucca, Pisa, Firenze, Pistoia e Arezzo.

Tra i progetti realizzati, mostre multimediali e fotografiche legate al tema dell’abitare. La prima esposizione si inaugura a Pisa, nell’Atrio di Palazzo Gambacorti, domani, venerdì 11 giugno, alle ore 18. Le città invisibili” è il titolo, ispirato alla poetica di Calvino, di una narrazione digitale artistica, audiovisiva e di fotografia. Dieci i protagonisti, coordinati da Cesvot e dal CSI Solidarietà “Abitare in città – storytelling a Pisa”: Natnael Brazzalotto, Sajan Chaudhary, Arturo Bortone, Anxhela Zhuka, Parsa Ghasemi, Naiara Aldana Julian, Younoussa Haidara, Tommaso Chiappelli, Jafar Talal Kamel Al Shishani, Angelica Pellegrini. 

A Firenze, in collaborazione con l’associazione El-Mastaba, verrà realizzata la mostra “In viaggio. Segni, immagini e sogni del nostro abitare”. Mentre a Lucca, i migranti hanno lavorato per rendere fruibile l’archivio storico della Misericordia locale. 

A metà luglio, infine, si terrà la conferenza nazionale conclusiva del progetto Eu-Voice. Sulla piattaforma Zoom, verranno illustrati gli obiettivi e i risultati raggiunti. La giornata si aprirà con l’intervento di Maurizio Ambrosini, sociologo e docente al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università di Milano,  che affronterà il tema della partecipazione dei cittadini stranieri alle attività del volontariato e dell’importanza di questa opportunità per la costruzione di spazi relazionali. L’economista Alessandra Venturini, docente all’Università degli studi di Torino e Jean Monnet Chair in European migration studies, interverrà sugli effetti che l’accesso ai beni culturali ha sugli stranieri in termini di benessere psicofisico, autostima, socializzazione. Seguiranno gli interventi dei partner e, in chiusura, le testimonianze degli enti che hanno ospitato i volontari e alcuni volontari che hanno partecipato. 

Sono molti i risultati che abbiamo raggiunto con questo progetto” commenta Pablo Salazar del Risco, responsabile per il Cesvot del progetto EU-Voice. “In primo luogo, le esperienze fatte sono servite a sottolineare come il volontariato applicato al settore cultura abbia innumerevoli potenzialità. La cultura è uno degli strumenti più potenti per uscire dall’isolamento, e il volontariato crea coinvolgimento, interazione, relazione. I migranti che arrivano in Paesi stranieri si sentono invisibili. Quello che abbiamo fatto con questo progetto non è stato offrire loro aiuti, bensì coinvolgerli in maniera dinamica, attivando collaborazioni: costruire qualcosa insieme è il migliore dei modi per sentirsi riconosciuti come abitanti di una stessa città”.