Si inaugura domani, sabato 3 luglio alle 19.30 al Museo delle Navi Antiche di Pisa presso gli Arsenali Medicei, la mostra di sculture monumentali “Franco Adami. L’uomo e i grandi miti” che rimarrà esposta a Pisa durante tutta l’estate, fino al 23 settembre. L’esposizione, promossa dall’assessorato alla cultura del Comune di Pisa sotto la direzione artistica di Massimiliano Simoni di ARTITALY, è composta da dieci installazioni disseminate tra il centro storico e il litorale per un totale di 14 opere realizzate dallo scultore di origini pisane. Un itinerario artistico che si snoda in città tra la Cittadella, gli Arsenali Medicei, piazza Cavallotti, piazza San Matteo, Palazzo Blu, Chiesa della Spina, piazza Vittorio Emanuele, per proseguire sul Litorale con installazioni in piazza Baleari, piazza Belvedere e Calambrone. A presentare la mostra stamani a Palazzo Gambacorti l’assessore alla cultura di Pisa Pierpaolo Magnani, il direttore artistico Massimiliano Simoni insieme a Jacqueline Adami e Christine Adami Le Gal.

«Franco Adami torna a casa – dichiara l’assessore alla cultura, Pierpaolo Magnani – dopo un lunghissimo percorso artistico che lo ha portato ad esporre in tutto il mondo. Sarà un’occasione per far conoscere alla città un nostro grande concittadino e offrire un motivo in più ai turisti per visitare Pisa. Una mostra che si pone in continuità con quella di Anna Chromy realizzata due anni fa. Con queste bellissime opere che rappresentano animali e creature mitologiche la città, dal centro storico al litorale, torna ad essere ancora una volta un museo a cielo aperto».

«Nato nel 1933 ad un passo dalla Torre – dichiara il curatore della mostra Massimiliano Simoni – Franco Adami ha raggiunto la fama e la notorietà in Francia dopo essersi formato a Parigi, la città più feconda per quello che riguarda l’arte contemporanea. Nel corso della sua carriera ha attraversato varie fasi e oggi ce le racconta tutte attraverso questo percorso ideale formato da 14 grandi opere disseminate in 10 delle più belle location della città e del litorale».

Franco Adami. La famiglia di sua madre possedeva uliveti e suo padre era un chirurgo ortopedico. Innamorato della natura, è cresciuto in campagna sulle colline che circondano la Certosa. Era un bambino curioso e indipendente che riconosceva e imitava alla perfezione i canti degli uccelli. Attento, sviluppa un grande legame con il mondo animale e il suo cane è il suo eterno compagno. Ha studiato all’Istituto Leonardo Da Vinci di Cascina dove ha scoperto la lavorazione del legno e ha frequentato il Magistero di Porta Romana a Firenze prima di proseguire le sue ricerche l’Ècole des Beaux Arts di Parigi. Parigi, centro culturale internazionale, lo ha fatto sognare e gli ha teso le braccia nel 1958 con l’amicizia dello scultore Collamarini. Riesce a stabilirsi nella capitale francese nel 1959 dove stringe un intenso rapporto di collaborazione con il grande cubista russo Zadkine. Frequenta, in uno scambio artistico, Marino Di Teana, Antoine Poncet, César, Arman. Dal 1960 e per l’intero decennio, nel suo atelier di Faubourg Saint-Antoine di Parigi comincia a lavorare soprattutto il legno, materiale allora più facile da reperire e scolpire: questi anni corrispondono ad un periodo di ricerca nello svolgimento della sua opera e, nonostante l’accostamento all’arte contemporanea – in particolare quella di Zadkine e di Moore – il suo lavoro resta figurativo. Alla Francia sono legati i suoi esordi, quando nel ’75 partecipa per la prima volta al Salon d’Automne e nel ’76 al Salon des Realités Nouvelles, avendo ormai delineato il proprio linguaggio scultoreo nell’ambito di una figurazione sintetica di profonda qualificazione simbolica. Stringe intesi rapporti di collaborazione Franco Adami è famoso per il suo stile le cui linee e le forme sono facilmente riconoscibili. I suoi bronzi e le sculture di creature ibride ispirate, tra le altre cose, alla mitologia antica, sono realizzati con materiali nobili o rari come il marmo, l’onice o il porfido e il bronzo. Durante la sua carriera riceve numerosi premi e la sua notorietà, dopo l’Europa e l’Africa, arriva anche in Asia con una grande esposizione a Seul, in Corea del Sud. Oggi le sue sculture si trovano in tutti i musei d’arte moderna del mondo, nella maggior parte delle fondazioni e nelle principali collezioni private. Con la Mostra di Pisa (3 luglio 2021 – 26 settembre), dopo un lungo viaggio, torna finalmente a casa e le sue 14 monumentali sculture, disseminate tra il centro storico e la marina, ci raccontano de “L’Uomo e i Grandi Miti”.

Massimiliano Simoni


Le creature di Franco Adami. Focalizzandosi sull’essenza dell’essere umano, Franco Adami interroga prima di tutto l’essere e il suo modo di esistere. Essere è un atto immediato che traduce una volontà di vivere. Annuncia l’inizio, il principio di un’avventura. Quanto alla parola «esistere», se è onnipresente nel cuore, nella vita e nel carattere dell’artista, significa: «uscire da», «manifestarsi, essere fuori di se», invita a rompere l’involucro carcerario che impedisce di affrontare il mondo. Ogni essere di Franco Adami testimonia questo immenso bisogno di vivere. Le ellissi pronte a dispiegarsi sulla parte superiore dell’opera Liberazione lasciano percepire la nascita di una forma, di una vita. Annuncia l’inizio di una nuova esistenza. Con la pressione del corpo, la crisalide si libera dalla sua costrizione che neutralizza ogni movimento. È un’esperienza che si verifica nella vita di ogni uomo, nella storia di ogni civiltà. È un invito a liberarsi dei vincoli circostanziali.

Le potenti creature di Franco Adami dalle linee pure, sobrie e statici, rappresentate qui dai Totems e dai Centurions traboccano di vita. Non si tratta di statuette inanimate e decorative, ma di colossi abitati da un’anima, da una coscienza che si esprimono per mezzo dei loro occhi. Di forme perfette e lisce, vengono a costruire e completare la composizione, pur imponendosi come un vero e proprio sguardo. Con il riflesso del bronzo, l’occhio è allo stesso tempo uno specchio del mondo e una finestra sull’anima, che insieme interrogano e rinterrogano i passanti.

«Essere» significa dunque vivere. Il linguaggio e la logica sociale impongono che si definisca il suo campo d’azione. È impossibile «essere» in un modo libero. Il sostantivo «Essere» deve essere accompagnato da un qualificativo, un attributo che determina il tipo dei suoi atti: essere umano, essere inumano. L’uomo qui, si oppone all’animale. Con il rischio di contrariare alcuni filosofi, Franco Adami rifiuta questa classificazione riduttiva e condiscendente. I suoi esseri sono creature umane, inumane e animali allo stesso tempo.

Horus illustra la complessità di questo stato di essere. Quest’antica e arcaica divinità egizia ha conosciuto diversi aspetti nel corso dei secoli. Spesso identificata dal falco nei testi antichi, è universalmente riconosciuta come un uomo ieracocefalo (uomo con testa di falco). Il suo nome, che significa «lontano» in riferimento al volo maestoso del rapace, è associato alla monarchia faraonica. Egli si presenta allo stesso tempo come un Dio protettore dell’habitat e della città e una divinità cosmica. Si tratta di una creatura favolosa dotata di organi straordinari. I suoi occhi ibridi rappresentano il sole e la luna. Uno dei suoi occhi feriti da suo zio Seth, successivamente guarito da Thot, è associato all’altro notturno, che appare e scompare in cielo.

Franco Adami non cerca di illustrare il mito nella sua complessità, è solo affascinato da questa creatura umana, animale e cosmica che infrange le classificazioni consuetudinarie.

Le Tartarughe installate al posto dei Miracoli si rispondono faccia a faccia. Sono sormontate da un guscio di forma arrotondata e sorretta da larghe arcade, che evoca le cupole delle Chiese romaniche. Queste ultime, edifici mistici progettate per elevare gli spiriti e proteggere i fedeli da una dimensione architettonica alle creature di Franco Adami. Les Centurions fanno riferimento al mondo romano e Il cavaliere nero alla letteratura medievale, si tratta di un cavaliere in campagna che desidera viaggiare nell’anonimato. Coprendo il suo stemma di pittura nera, il cavaliere cancella le caratteristiche che faranno di lui la sua originalità in modo che possa muoversi senza costrizione, ne appartenenza. Per Franco Adami, il nero ha infatti una funzione simbolica.

Per assenza di luce rappresenta il «non-colore», il vuoto. Rifiutando di dare il suo nome, il cavaliere conserva il segreto di ciò che è Quest’opera pone allora la questione dell’identità: «Chi sei?» L’interlocutore introduce la sua relazione all’altro e si interroga sulla propria identità. Così una stessa persona può essere sia il figlio di sua madre, l’allievo del suo insegnante e il vassallo del suo signore. Mantenendo il mistero, il cavaliere rimane libero senza generare indifferenza. Al momento del passaggio, ciascuno potrà formulare suggerimenti che si configurano come veri e propri enigmi. L’abbraccio invece esprime il sentimento amoroso e il bisogno dell’altro. Il desiderio è così forte che i corpi si fondono in modo perenne e irreversibile, dando così origine ad una mostruosa creatura bicefala, tenera e allo stesso tempo accattivante.

A immagine di certe divinità antiche, gli esseri inspiegabili o le creature mostruose di Franco Adami pongono degli enigmi che conviene a ciascuno risolvere. L’enigma è più di una semplice domanda, è un problema. Tra gli antichi greci, gli enigmi sfidavano la comprensione e sconvolgevano le regole convenzionali della logica. Essa suscitava anche, nel più comune dei mortali, la paura di non possedere la risposta. Richiamate a verità profonde mai formulate, le soluzioni potrebbero scuotere il processo del ragionamento tradizionale. L’opera di Franco Adami interpella e incita alla riflessione. Comprenderla significa acquisire una migliore conoscenza di se e del mondo circostante. Gli esseri misteriosi di Franco Adami offrono uno spazio di libertà, un luogo di disordine nelle città poliziesche della società attuale.

C. Le Gall, storica d’arte, traduzione Zeineb Dorfo