La vicenda del circolo agorà di Pisa è indicativa di come si intende affrontare la “fine dell’emergenza” pandemica da parte dei padroni. 

La parola d’ordine utilizzata per addolcire la fase più acuta della pandemia, “andrà tutto bene” fa il paio con quelle utilizzate in questi anni per giustificare le peggiori nefandezze coloniali in tutto il mondo. Come la fuga dall’Afghanistan ha smascherato la falsa e feroce ideologia delle “guerre umanitarie”, la pratica concreta di questi ultimi mesi di Draghi e Confindustria evidenziano la strumentalità della retorica governativa sul superamento “dolce” dei lock down e della crisi economica indotta.

I soldi del PNRR sono indirizzati nelle tasche dei padroni, così come quelli “elargiti” alle associazioni come agorà passano dalle mani dei veri colpiti dalla crisi per andare in quelle dei palazzinari.

Ma ai padroni non basta mai: la richiesta fideiussoria dei proprietari di Via Bovio 48/50, sede storica di agorà a garanzia dell’affitto di questa associazione è una pratica recente dei padroni, che intende inchiodare vita natural durante gli affittuari all’affitto, senza alcuna via di uscita se non un ulteriore pedaggio gestito da banche e assicurazioni, che in cambio esigono il controllo di stipendi e proprietà dei garanti. Una proposta inaccettabile, che bene fanno i componenti del circolo agorà a rifiutare in solido ma soprattutto per principio, evitando di creare un precedente molto pericoloso per altri che si troveranno nelle solite condizioni.

Le pubbliche amministrazioni devono dare un segnale chiaro di controtendenza, sostenendo il circolo agorà nelle forme possibili, che sono quelle di una presa di posizione di fronte alla proprietà perché torni indietro da queste proposte irricevibili. Soluzione migliore, per il futuro di una associazione dall’alto valore socio/culturale, la concessione di uno delle decine di spazi pubblici lasciati abbandonati in attesa di una svendita, sempre a favore dei soliti palazzinari. Ultima ratio percorribile, quello della requisizione del fondo in base alle norme costituzionali, che all’Art. 42 recitano: La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale, dato che il circolo agorà è un patrimonio d’interesse generale.

Su questi obiettivi saremo al fianco del circolo agorà di Pisa e dei lavoratori lì impiegati, che rischiano di perdere il posto di lavoro, dopo un anno e mezzo di peripezie e sofferenze a causa di una gestione criminale della pandemia, di cui non ci siamo ancora liberati.