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I giovani al Gombo, con le loro idee ed esperienze

Sono ottanta, più donne che uomini, giovani da tutte le province toscane (ma qualcuno è volato a Pisa  anche dall’estero, dove lavora). E sono tutti carichi, emozionati e con tanta voglia di fare, pronti a mettere in comune le proprie esperienze.  Sono gli ottanta ragazzi, tra 18 e 40 anni più o meno equamente distribuiti,  che ieri alla villa del Gombo della tenuta di San Rossore a Pisa si sono confrontati tutto il giorno per poi raccogliere le loro idee in un progetto concreto sulle politiche culturali da sottoporre alla Regione, che ha organizzato questa iniziativa, nei dieci anni del progetto Giovanisì, per rendere i giovani protagonisti.  Otto ore di lavoro per un progetto che possa avere gambe, in una giornata d’autunno baciata dal sole. 

Sono arrivati presto. Alle otto molti erano già al parcheggio dell’ippodromo del parco, accompagnati poi con le navette alle ex residenza presidenziale nel bosco tornata a vivere dopo il recente restauro. Nel 1998, tra gli ultimi, ne fu ospite il premier britannico Tony Blair.  Alle nove erano davanti alle villa, a conoscersi e raccontarsi: al collo un badge arancione, il nome scritto sopra il tema che affronteranno, nei dieci tavoli in cui di distribuiranno 

Tessa è una giovane mamma di  una figlia diversamente abile e porterà ai tavoli il suo punto di vista. Tania arriva da Massa. Ha quasi quaranta anni e si occupa di partecipazione. Vorrebbe che l’ascolto dei giovani diventasse la regola: una questione di metodo, prima ancora che di merito. Matteo è un ricercatore di genetica del Sant’Anna di Pisa, milanese.  Studia le piante ed è convinto che il futuro  debba necessariamente passare da una sintesi tra nuove tecnologie e tradizioni. Anche questo è cultura.

“I giovani hanno le competenze, magari non lo sanno” sottolinea Emma da Siena, nella vita bibliotecaria che si occupa di catalogazione. Organizza per mestiere il sapere da tramandare e condividere. “La digitalizzazione  – dice – è lo strumento che ci consentirà di collegare biblioteche e archivi tra loro e rendere i giovani così più ricchi di cultura e consapevoli”.   Valerio di Colle Val d’Elsa parla di connessioni in senso più lato: “Dobbiamo collegare tra loro istituzioni e privati  – dice -: da soli non si va da nessuna parte”. “Siamo abituati – aggiunge – a ragionare tutti a corto raggio e invece bisogna ragionare pensando al 2030 e a quello che dovrebbe  essere allora la Toscana. Un esperimento nuovo anche per noi: questa è la via”. 

Giovani carichi  quelle stamani a San Rossore: con il fuoco dentro, ma anche emozionati. “Finalmente siamo posti al centro dell’attenzione – dicono -. Speriamo che eventi come questi siano sempre meno isolati”.  “I giovani non sono il futuro – le fa eco Gianmaria  da Prato – Dobbiamo essere il futuro”. Un invito ad assumersi dunque responsabilità: l’esempio di Greta Tumberg riecheggia più volte. “Perché se c’è una speranza di cambiare qualcosa – aggiunge Gianmaria – quella passa da qui e da noi”. E’ ora che si costruisce il futuro  In 230 si erano fatti avanti per essere alla villa del Gombo.   

E tra gli ottanta selezionati qualcuno è partito anche da molto lontano. Come Matteo dell’Acqua, ingegnere del Sant’Anna che lavora in Mozambico. Come l’artista Ravindu Diwanka Perera Ranatunga. Come Chantal Balestri, italo svizzera di Massa Carrara, insegnante di musica e concertista nella città della grande mela, una delle più giovani docenti della New York Academy.   “C’è un approccio diverso all’estero rispetto all’Italia – stigmatizza –  Negli Stati Uniti a chiunque abbia buone idee viene offerta la possibilità di farsi avanti: non importa l’età”.  “Mi auguro – dice – che per il futuro della Toscana ci siano più bambini in grado di poter sognare in grande e adulti che possano realizzare le loro aspirazioni”. 

“Mi auguro – aggiunge – più collaborazioni tra chi produce cultura e la promuove e più partecipazione attiva da parte della popolazione”. Segnali che qualcosa sta cambiando però ci sono, a suo dire.  Quattro anni fa Chantal ha dato vita nella sua Lunigiana, assieme ad altri amici, all’International Music Festival e la risposta di turismo culturale c’è, inaspettata e non solo locale.   

Intanto i lavori dentro la villa del Gombo stanno per iniziare. Il consigliere per l’innovazione e le politiche giovanili del presidente Giani, Bernard Dika, si rivolge ai giovani dalla scalinata che porta all’interno dell’edificio. “Non è mai facile – dice – innovare i processi interni. Ma dipende anche da noi”. Ricorda, con un brivido nella schiena, le leggi razziali che Vittorio Emanuele III firmò nei boschi di San Rossore nel 1938, qui dove oggi la Toscana incontra i giovani per progettare insieme le “politiche culturali pubbliche del prossimo futuro, cittadini che offrono il loro contributo per la crescita della comunità”. 

Sono le dieci della mattina. Per fare gruppo e ridurre l’effetto ‘branco’ si usano anche tecniche teatrali di affiatamento. Ancora qualche minuto e poi tutti dentro.