Balzano agli occhi alcuni degli aumenti che il Comune di Pisa ha deciso di applicare alle tariffe per la cremazione, la conservazione e la dispersione delle ceneri, aumenti che se rientrano nelle tariffe massime ministeriali, tuttavia sono stati decisi senza consultare la So.crem, in barba alla legge 130/2001 che, al comma 2 dell’art. 5, prevede espressamente la concertazione delle tariffe con le associazioni cremazionistiche maggiormente rappresentative.

Scorrendo la tabella delle nuove tariffe colpiscono in particolare i notevoli aggravi delle semplici autorizzazioni amministrative, che non parrebbero trovare giustificazione nemmeno in presunte maggiori spese del comune. Due esempi su tutti: il rilascio dell’autorizzazione all’affidamento delle ceneri (comprensiva di eventuali verifiche, ed è da sottolineare quell’ “eventuali”) se fino ad oggi era gratuita ora costa 125 euro; il rilascio dell’autorizzazione alla dispersione delle ceneri all’esterno delle aree cimiteriali nei luoghi consentiti dal regolamento (comprensiva, anche qui, di eventuali verifiche e dello smaltimento dell’urna) se prima costava 121 euro, ora costa ben 305 euro, ovvero più del doppio.

Di 10 euro poi sono aumentati anche i costi di cremazione, ma quello che colpisce di più comunque sono, appunto, i notevoli aumenti delle autorizzazioni.

Nei fatti, così si vanno a penalizzare le persone che sempre di più scelgono la cremazione e la dispersione delle ceneri, una scelta che invece andrebbe incentivata perché fra l’altro porta a una notevole diminuzione di consumo di territorio; per altro, la stessa consapevolezza che il Comune evidentemente pare avere del crescente incremento delle cremazioni per trasformarlo in maggiori introiti, non sembra averla nell’impegnarsi per i lavori previsti da anni, quei lavori volti a dare dignità al commiato e alla rimembranza.