“Abbiamo sempre rispettato le regole con scrupolo e attenzione, ma diventa impossibile lavorare con disposizioni così schizofreniche e improvvisate”. È deluso e preoccupato il presidente di ConfAlberghi Confcommercio Provincia di Pisa Roberto Tommasoni, dopo l’introduzione, a partire dal 10 gennaio, del Green pass rafforzato anche per le strutture ricettive. “Non contestiamo lo strumento, ma il metodo di gestione. Dopo due anni di pandemia le restrizioni sono ancora decise in modo emergenziale e non danno tempo agli operatori di adeguarsi. Come gestiremo le prenotazioni dal 10 gennaio in poi? E chi ci risarcirà delle disdette che arriveranno?”.

“Rispetto all’anno scorso la situazione è addirittura peggiore” evidenzia Tommasoni. “Le misure sempre più stringenti attuate da un giorno all’altro ci mettono in grossa difficoltà, e l’aspetto più preoccupante è che a queste non corrispondono immediate forme di sostegno e di tutela, non sappiamo neanche se la Cassa integrazione sarà prorogata dopo la scadenza del 31 dicembre e come dovremmo comportarci con i nostri dipendenti. Nell’ultimo anno ho perso oltre il 40% del fatturato, ma per molti colleghi le perdite vanno oltre il 70%. Non so quanto potremmo andare avanti in queste condizioni”.

L’obbligo del green pass rafforzato dal 10 gennaio riguarderà anche le attività di ristorazione all’aperto. “Una decisione che ci penalizza ulteriormente” afferma la presidente di ConfRistoranti Confcommercio Provincia di Pisa Daniela Petraglia. “Molti imprenditori hanno investito per i loro ristoranti, bar e locali, ampliando il suolo pubblico, acquistando pedane, strutture ausiliari, riscaldamento per i dehors esterni, proprio per accogliere tutti i clienti garantendo il rispetto delle norme di sicurezza. Così si cambiano in corsa le regole del gioco, e per arginare il crescente aumento dei contagi il Governo fa ancora leva sulle attività commerciali e in particolare sui pubblci esercizi, che hanno già fatto enormi sacrifici per poter lavorare nel pieno rispetto delle regole”.