“Un altro, ennesimo intervento che va a modificare criteri e procedure dei bonus edilizi: in questa maniera l’unico effetto che si scatena è lo smarrimento tra imprese e clienti e la conseguente paralisi del mercato della riqualificazione edilizia”.

Così il presidente di CNA Edili Pisa Luca Benedettini e il presidente di CNA Impiantisti Pisa Marco Ammannati in merito all’ennesimo intervento che modifica criteri e procedure dei bonus edilizi e al DL Sostegni nella parte in cui prevede che il credito d’imposta possa essere ceduto una sola volta.

“Questi continui cambiamenti nelle procedure del Superbonus e dei bonus fiscali minori emanati dal governo mettono in crisi le imprese del settore dell’edilizia e dell’impiantistica che forse erano due delle poche, se non le uniche, categorie trainanti per il Paese visto l’indotto che riescono a muovere – incalza Ammannati -. Non possono essere riviste continuamente le condizioni contrattuali e procedurali con i committenti dei lavori. Questo modo di precedere porterà sicuramente ad un blocco del mercato già di per sé rallentato dall’aumento dei prezzi e dalla carenza di materiali. Ormai ogni mese ci troviamo di fronte ad una nuova norma che genera confusione e controversie e, con questa ultima modifica, sarà ancora più difficile per le imprese cedere il credito. Conseguenze? Si arriverà senza dubbio ad un ulteriore blocco dei cantieri”.


Ad andare ancor più nello specifico ci pensa Luca Benedettini, presidente CNA Edili: “Pur ribadendo l’eccezionale spinta fornita da tutto il pacchetto “bonus” alla ripartenza dell’intero settore delle costruzioni, con valori di produzione a fine 2019 ancora inferiori al periodo pre-crisi del 2005/6, non possiamo non criticare i nefasti effetti provocati dal venir meno del rispetto dei ruoli assunti da tutti i players facenti parte del meccanismo messo in piedi dal DL 34/2020”.

A ciò si aggiunga che il vero ed unico vulnus di tutto il tema è la possibilità per il committente primario (privato o condominio) di esercitare cessione diretta o, meglio ancora, fruire della disponibilità dell’impresa ad esercitare il cosiddetto sconto in fattura fino al massimo consentito dai diversi bonus.

“Nel mondo della piccola impresa, il meccanismo può reggere solo a condizione che questa possa a sua volta cedere il bonus ricevuto nel proprio cassetto fiscale ad un Istituto bancario o alle Poste per “monetizzare” velocemente il credito e sostenere le spese correnti di normale funzionamento – specifica Benedettini -. Su queste certezze, fondate su contratti sottoscritti con Poste Italiane e/o con alcuni Istituti di credito, le nostre imprese hanno impostato programmi, prenotato materiali (alcuni quasi introvabili ed a prezzi in continua lievitazione), assunto nuova manodopera (spesso di nuovo ingresso, con rischi connessi, per mancanza di figure professionalizzate), firmato contratti con la clientela assumendo precisi impegni di esecuzione e penali per mancato rispetto dei termini di durata. Ad oggi, purtroppo, nonostante i sopracitati impegni assunti, il sistema è di fatto bloccato da mesi con l’impossibilità di smobilizzare quanto ricevuto ed indispensabile alla quotidianità dell’impresa “vera”, quella che lavora, produce, paga stipendi e fornitori e crea ricchezza per la collettività locale”.

Ed infine le conclusioni dei due presidenti: “Per questo CNA Pisa è ancora una volta in prima linea per far sentire la voce dei piccoli – incalzano Benedettini e Ammannati -perché se chiude una società con mille dipendenti è una tragedia sotto gli occhi di tutti, se chiudono mille imprese con un artigiano…non interessa a nessuno. Ecco che diciamo basta ad un impianto normativo confusionario e in continuo mutamento e chiediamo risposte univoche e chiare al più presto possibile”.