Nato da una collaborazione tra ASL Toscana nord ovest, ESTAR ed Università di Firenze ha riscosso l’apprezzamento della giuria di qualità presieduta da Nino Cartabellotta, Presidente di Fondazione Gimbe. Il ruolo di B-Mo è quello di prevedere e contenere le riacutizzazioni, incrementare l’aderenza terapeutica, promuovere l’assistenza all’interno della rete delle Centrali Operative Territoriali (COT) per ridurre l’ospedalizzazione.

B-Mo fornisce al paziente cronico un supporto in un’ottica di mantenimento del massimo livello di autonomia e qualità di vita.

 Il lavoro premiato illustra i risultati della tesi di laurea in Disegno Industriale di Brando Romano, che ha visto come relatori Stefano Bellucci, ingegnere clinico ESTAR e Mattia Pistolesi dottore di ricerca in design all’Università di Firenze. Sviluppato in collaborazione con personale medico, tecnico e ingegneristico, è una soluzione connected care che promuove test quotidiani per monitorare i parametri respiratori ed i segni del paziente con BPCO (Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva). I dati acquisiti sono elaborati con un modello predittivo che quantifica il tempo che intercorre tra una riacutizzazione e la successiva.

 B-Mo gestisce un’escalation a 3 livelli. Se l’algoritmo non rileva trend di peggioramento dal B-Mo si vedranno solo segnali verdi. Qualora venga rilevato un peggioramento l’applicazione di AI (Artificial Intelligence) integrata avvia una chatbot che pone domande finalizzate a comprendere la natura del trend, ovvero se derivi da un difetto di misurazione o se rappresenti un peggioramento concreto.  

Se il peggioramento è lieve (leggero scostamento rispetto al quadro standard del paziente) un segnale giallo avverte il paziente invitandolo ad eseguire un questionario (inerente sintomi e qualità di vita) per fornire maggiori informazioni al decisore.

In caso di peggioramento moderato (segnale arancione) si attivano le COT (Centrale Operativa Territoriale) per una televisita e successivo approfondimento. Con peggioramento giudicato grave (segnale rosso) si attiva lo specialista, che può decidere una visita ambulatoriale o optare per il ricovero.

 “Ad oggi, il management della BPCO – sottolinea Stefano Bellucci – è ancora sbilanciato verso l’acuzie intra ospedaliera, mentre le linee guida indicano come prioritari l’identificazione precoce ed il rapido trattamento delle riacutizzazioni, la minimizzazione dell’impatto di quella in atto ed il prevenire lo sviluppo di quelle future, abbattendo così l’ospedalizzazione”. “L’uso dei dispositivi previsti da B-Mo, conclude Bellucci, offre importanti benefici per il paziente e per il  Servizio Sanitario. Infatti, i risultati attesi riguardano un importante miglioramento della conformità terapeutica, grazie al monitoring remoto, e un calo degli interventi in loco da parte del medico/operatore sanitario rispetto ad altri scenari delle cure domiciliari, con il controllo predittivo”.

 “Tutto ciò è possibile grazie alla dotazione di device B-Mo, self-monitoring e home-oriented, forniti direttamente all’assistito e non all’operatore sanitario. Si tratta – spiega Brando Romano – di apparecchi elettromedicali wireless, parametrici e non invasivi in grado di fornire un controllo remoto. Essi assolvono al doppio ruolo di raccolta e rilancio delle trasmissioni da e verso la piattaforma di consultazione per il team multidisciplinare delle COT e per il self-management della condizione propria del paziente. Il programma di monitoraggio è inserito in un percorso diagnostico terapeutico in moda da integrare la rete di comunicazione con quella clinica”.

 “Dato il contesto di utilizzo –  precisa Mattia Pistolesi – B-Mo è stato progettato per essere funzionale ma anche piacevole da utilizzare e facile da imparare. Perché B-MO sia una esperienza positiva per il paziente e per incrementare le chance di successo, lo sviluppo del progetto si è articolato in 3 fasi. La prima è stata interessata da analisi degli aspetti di ergonomia fisica e delle interfacce uomo-macchina di prodotti affini presenti sul mercato. Successivamente sono stati definiti, progettati e ampliati i requisiti del nuovo prodotto. L’ultima fase è stata dedicata all’integrazione del processo con il servizio”.