Si è svolta ieri mattina, presso il giardino  “Emanuela Loi” di via Cervino a Pisa, una cerimonia in ricordo delle vittime delle stragi di Capaci e via D’Amelio, in cui persero la vita, tra gli altri, i magistrati antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La cerimonia si è svolta a 30 anni dall’attentato di via D’Amelio. Nell’occasione è stata scoperta una targa commemorativa.

Erano presenti le autorità militari e civili cittadine, tra cui il sindaco di Pisa, Michele Conti, l’assessore alla legalità, Giovanna Bonanno, il presidente del Consiglio Comunale, Alessandro Gennai, il prefetto di Pisa, Maria Luisa D’Alessandro, e il questore di Pisa, Gaetano Bonaccorso.

«Con una cerimonia sentita – dichiara il il sindaco Michele Conti – abbiamo celebrato il trentesimo anniversario della strage di via D’Amelio nel giardino che la nostra Amministrazione ha voluto intitolare a Emanuela Loi, prima agente donna della Polizia di Stato a restare uccisa in servizio nell’attentato mafioso in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta.  Con le istituzioni cittadine civili e militari e i rappresentanti dei comitati di quartiere abbiamo rinnovato il nostro impegno contro tutte le mafie nel ricordo dei giudici Falcone e Borsellino, esempio per tutti gli uomini delle istituzioni».

«A trent’anni dall’attentato di via D’Amelio – ha dichiarato l’assessore alla legalità Giovanna Bonanno –  dove perse la vita il magistrato Paolo Borsellino insieme alla sua scorta, tra cui Emanuela Loi alla quale lo scorso anno abbiamo intitolato questo giardino, abbiamo voluto ricordare i due magistrati antimafia e tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita nella lotta alla criminalità organizzata. La cerimonia di oggi è l’occasione per ribadire quello che da sempre è stato il nostro impegno contro le mafie nel sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità ed affermare i valori e i principi del nostro Paese».

«Sono passati trent’anni dall’assassinio di Polo Borsellino – ha dichiarato il presidente del Consiglio Comunale, Alessandro Gennai. Una vita spesa a combattere la mafia e la cultura dell’omerta. Il suo impegno e quello della sua scorta, restano un esempio straordinario del dovere vissuto fino all’estremo sacrificio. I giovani dovranno raccogliere Feredità morale e civile per una società sempre più ispirata al valori della legalità e del rispetto delle istituzioni».