Manutenzione del patrimonio arboreo, rimboschimenti, nuove tecniche all’avanguardia nella gestione del bosco: il Parco ha rinnovato il piano forestale decennale della Tenuta di San Rossore, l’unica tenuta delle sette gestita interamente e direttamente dall’Ente. «Programmiamo il futuro dei nostri boschi pensando alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, alla biodiversità ed alla promozione di una fruizione consapevole nelle aree dedicate» spiega il presidente del Parco Lorenzo Bani. Il progetto è stato elaborato dalla cooperativa agricola forestale D.R.E.Am. Italia sotto la supervisione dei tecnici dell’Ente, è stato finanziato dai fondi previsti per la pianificazione forestale dal piano di sviluppo rurale della Regione Toscana ed ha acquisito il parere positivo del comitato scientifico. Conclusa positivamente anche la valutazione d’incidenza per le modalità di esecuzione previste che salvaguardano habitat e specie protette. Il piano sarà reso esecutivo con progetti annuali sui quali verranno coinvolti enti, associazioni e cittadini.

Le pinete – 700 ettari di pino domestico continueranno ad essere coltivati con l’introduzione di tecniche all’avanguardia. Le operazioni costanti di monitoraggio, diradamenti, tagli di rinnovazione e messa a dimora di nuove piante faranno tesoro della sperimentazione del progetto europeo Life Systemic che vede San Rossore protagonista e che ha l’obiettivo di mantenere la variabilità genetica degli alberi per rispondere al cambiamento climatico. Le pinete, piantate a San Rossore fin dal tempo dei Medici e che sono gestite con piani forestali dal 1762, sono infatti un vera e propria coltivazione: gli alberi vengono seguiti passo passo nella loro crescita pluridecennale fino a quando raggiungono la fine del loro ciclo di vita, è allora che vengono tagliati e sostituiti da nuove piantine per un processo che si rinnova da secoli e che ne ha aumentato la consistenza quantitativa e qualitativa. Il Parco con gli eventuali proventi della vendita del legno finanzia i rimboschimenti e i progetti ambientali. Altri 400 ettari sono boschi misti, dove i pini sono più radi e dove sono presenti lecci e altre latifoglie, saranno gestiti con l’obiettivo di accrescerne il valore naturalistico.

Le altre foreste – Oltre alle pinete, a San Rossore ci sono 2000 ettari con boschi di origine naturale, una superficie in aumento: boschi igrofili e meso-igrofili, leccete, foreste miste che saranno monitorati per valutare situazione per situazione se lasciare all’evoluzione naturale o eseguire interventi puntuali per la loro conservazione. Nelle aree dove il Matsococcus ha colpito duramente è previsto un rimboschimento con piante autoctone della macchia mediterranea. Conservazione e attenzione particolare ci sarà per la pineta dell’Illatro, un unicum con pini maestosi che vanno dai 125 a 138 anni, età eccezionale per questa specie. Le piante a fianco di strade, sentieri e nelle aree antropizzate saranno monitorate costantemente per la sicurezza di chi vive il Parco, ed in caso di pericolo saranno sostituite. Ricordando invece gli alberi caduti dentro la foresta generalmente non vengono rimossi per non interferire con un processo naturale che aiuta la rigenerazione del bosco e la sua biodiversità.

Le foreste di San Rossore in sintesi – Su 3.550 ettari ci sono 1100 ettari di pineta di pino domestico, 350 ettari di pineta di pino marittimo, 1325 ettari di boschi igrofili e mesofili con farnie, frassini, ontani, pioppi e altre piante che crescono vicino o dentro l’acqua, 100 ettari di ecosistema dunale con la sua vegetazione, 225 ettari di aree umide, 450 ettari tra bosco di leccio con pino domestico, bosco in neoformazione e altre aree.