Bruni (PD): “In città sinistra largamente maggioritario, convochiamo la coalizione e pensiamo all’esempio di Vittoria Ferdinandi”

Il campo largo di centrosinistra ha retto e vinto nettamente, con il PD di nuovo primo partito e una destra in affanno. Ma il risultato non basta se non diventa progetto. Le energie che animano la società chiedono ascolto e rappresentanza. Il buon governo dovrà partire da qui: riconoscere che la Toscana viva e solidale esiste ancora, ma va coinvolta e valorizzata per rendere la democrazia non solo più forte, ma più giusta.

In Toscana ha votato meno di un cittadino su due: un dato storico e allarmante che segnala una crisi di fiducia profonda. L’astensione colpisce soprattutto chi ha meno voce, rendendo la democrazia più fragile e meno inclusiva. Non è solo disinteresse, ma il riflesso di una distanza crescente tra istituzioni e società. Per invertire questa rotta serve ricostruire partecipazione e credibilità, restituendo senso alla politica come strumento collettivo di cambiamento, non come rito vuoto o competizione di vertice.

Il consenso ottenuto va usato per ricostruire fiducia, coinvolgendo chi oggi resta ai bordi del sistema. In questo senso, il voto alla lista Toscana Rossa e alle candidature più coraggiose indica che una parte di elettorato cerca rappresentanza per un’idea di sinistra più radicale, coerente e partecipata. Quelle energie – dalle piazze per la Palestina al movimento No Base, fino alla vertenza GKN – raccontano una Toscana viva, che chiede giustizia e dignità. Integrarle in un nuovo orizzonte politico significherebbe non solo rafforzare la democrazia, ma restituirle il suo senso originario: essere governo del popolo, non semplice gestione del consenso.

A livello locale, anche stavolta il centrosinistra ha vinto chiaramente nel collegio pisano e in città alle regionali, confermando una maggioranza di consensi. Eppure alle comunali continua a perdere, cedendo la guida della città al centrodestra. Perché? Perché alle amministrative non basta sommare simboli o sigle: serve un progetto politico nuovo e largo, capace di parlare a una società frammentata e di dare rappresentanza ai tanti pezzi della società che coinvolgono attivamente cittadini, associazioni, competenze diffuse e pezzi di società non necessariamente iscritti a un partito. Serve un modello che unisca forze diverse – progressiste, civiche, popolari – in un percorso condiviso e radicato, capace di offrire risposte concrete e inclusive.

L’esempio di Perugia con Vittoria Ferdinandi lo dimostra: lì la sinistra ha saputo aprirsi alla società civile, ai movimenti, ai mondi del lavoro e della cultura, ricostruendo fiducia dal basso. Pisa avrebbe bisogno di un processo simile, che coinvolga anche quelle forze come Toscana Rossa, espressione di un pezzo vivo e pensante della nostra comunità. Rinunciare a un tentativo di apertura di un dialogo significherebbe rinunciare a energie e competenze preziose. Costruire un “modello Perugia” qui vorrebbe dire dare vita a una casa comune dei progressisti, ecologisti e civici, dove le differenze diventino ricchezza e la politica torni a essere uno strumento di giustizia sociale e bene comune.

Per questo è necessario partire subito. Convocare fin da ora il campo largo cittadino – partiti, movimenti, associazioni, sindacati, realtà civiche e sociali – per aprire un confronto vero sull’alternativa democratica da costruire per le prossime comunali. Non si tratta solo di preparare una lista o un programma, ma di avviare un processo collettivo che ricomponga energie, passioni e idee, restituendo alla città una prospettiva condivisa di cambiamento. Pisa ha bisogno di una discussione pubblica e partecipata, capace di generare visione, fiducia e protagonismo: solo così potremo costruire insieme un progetto credibile, popolare e radicato, all’altezza delle sfide che ci attendono.