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In merito alle dichiarazioni della Consigliera Scognamiglio e alla seduta della Seconda Commissione Consiliare Permanente del 15 ottobre, ritengo doveroso fare chiarezza sul giusto contesto amministrativo.
La realizzazione del centro diagnostico privato non è frutto di una decisione dell’attuale amministrazione, ma deriva da una variante urbanistica approvata nel 2017 dalla precedente giunta, sostenuta da esponenti oggi all’opposizione. Con la cosiddetta “variante di monitoraggio”, fu eliminato il vincolo – allora transitorio – di verde pubblico, destinando l’area a funzioni sanitarie e di servizio urbano, in coerenza con lo sviluppo del polo ospedaliero di Cisanello.
La scheda norma approvata prevede infatti, -la cessione gratuita al Comune di almeno il 50% dell’area, anche per opere pubbliche diverse dal verde (piazze, viabilità, percorsi pedonali);-almeno il 40% del resede privato a verde attrezzato, ed un percorso ciclopedonale tra via Paradisa e via Pungilupo;-obbligo di convenzione urbanistica e realizzazione contestuale delle opere pubbliche.
Durante la Commissione del 15 ottobre, convocata su richiesta della stessa consigliera, abbiamo ascoltato un cittadino portavoce del quartiere, dimostrando piena apertura al dialogo. Tuttavia, ogni richiesta di variante deve seguire l’iter previsto, all’interno delle sedi competenti ed è opportuno rilevare come si sia discusso ampiamente di un tema urbanistico all’interno di una Commissione che per declaratoria si occupa di politiche sociali e servizi alla persona, con il risultato che si è parlato più di destinazioni urbanistiche che di reale programmazione socio-sanitaria.
Attribuire all’attuale maggioranza responsabilità che appartengono ad atti amministrativi approvati nel 2017 è scorretto e fuorviante. Il nostro dovere è garantire trasparenza, rispetto delle regole e verità dei fatti.
Inoltre, sul tema – sollevato strumentalmente – del consumo di suolo e della presunta “sottrazione di verde pubblico”, è utile ricordare un dato concreto e difficilmente contestabile: la normativa prevede un minimo di 2,5 mq di verde per abitante, mentre attualmente la città di Pisa offre una dotazione di circa 28 mq per abitante. Dato ampiamente superiore agli standard, senza nemmeno considerare il parco di via Pungilupo che, una volta completato, accrescerà ulteriormente la superficie verde fruibile.
Questo dato dimostra che le scelte urbanistiche attuali non compromettono il patrimonio verde, ma si inseriscono in una pianificazione più ampia, equilibrata e sostenibile, in grado di garantire tanto i servizi quanto la qualità urbana. Parlare genericamente di “cementificazione” significa ignorare il quadro normativo, i dati reali e le tutele già previste dagli strumenti urbanistici in vigore.La minoranza, prima di criticare oggi, dovrebbe avere il coraggio politico di riconoscere le scelte di cui è stata parte attiva ieri.Noi continuiamo a lavorare con serietà e responsabilità, nel rispetto della città, e dei cittadini.