Variante Cisanello: la sinistra trasforma un normale dibattito politico in una mossa strumentale. La democrazia non si difende uscendo dall’aula

Le opposizioni continuano a confondere la politica con la propaganda. L’abbandono dell’aula durante la discussione sulla Variante Cisanello – Carron è stata una mossa politica legittima, certo, ma chiaramente strumentale, pensata più per fare rumore che per contribuire davvero al confronto democratico.

Eppure, gli spazi di confronto non sono mancati. L’argomento è stato ampiamente trattato in Seconda Commissione Consiliare Permanente, dove si discutono le materie socio sanitarie, socio assistenziali, disabilità e sicurezza, seppur nella seduta sia stato trattata solo la materia urbanistica che invece fa parte della declaratoria della prima commissione permanente, dove successivamente è stato nuovamente approfondito l’argomento.

Non solo: se davvero le opposizioni avessero voluto contribuire al merito della discussione, avrebbero potuto presentare ordini del giorno o proposte integrative, strumenti previsti dal regolamento che avrebbero consentito un ampio spazio di collaborazione e di approfondimento.

La verità è semplice: chi oggi urla al “golpe bianco” è la stessa sinistra che nel 2017 aveva approvato la variante urbanistica da cui nasce questo progetto. Oggi, di fronte a un’amministrazione che ha la capacità e il coraggio di realizzare concretamente ciò che loro hanno solo annunciato, scelgono di fuggire dal dibattito e di appellarsi ai tribunali, invece di assumersi la responsabilità delle proprie posizioni in Consiglio.

La politica – quella vera – si fa nelle istituzioni, con il confronto e l’approfondimento, anche quando le opinioni divergono. Ma chi abbandona l’aula dimostra di non voler discutere, bensì di voler bloccare. Parlare di “violazione della democrazia” è un modo goffo per nascondere l’incapacità di accettare che Pisa sta cambiando, e che questa maggioranza di centrodestra, con Fratelli d’Italia in prima linea, sta portando avanti progetti che migliorano davvero la città e la vita dei cittadini.

Il ricorso al TAR non è altro che l’ennesimo tentativo di trasformare un atto amministrativo legittimo in un caso politico, pur di mettere i bastoni tra le ruote a chi lavora. Ma i pisani sanno riconoscere chi costruisce e chi, invece, fa solo ostruzionismo.

Noi andiamo avanti, con determinazione, perché Pisa non merita una politica del lamento.

Rachele Compare Consigliere Vice Capogruppo – Fratelli d’Italia Pisa