Al Teatro Verdi la prima ad iniziare, quest’anno, è la Stagione di Prosa, realizzata insieme con Fondazione Toscana Spettacolo onlus. Una Stagione che parte sotto i migliori auspici, avendo registrato ben 820 abbonamenti a chiusura di campagna (+ 4% rispetto alla scorsa stagione); di questi 820 abbonamenti, il 9,6% è degli under30 e va anche registrato, come dato, un significativo utilizzo del Bonus Cultura Docenti e 18enni.

Ad inaugurare la Stagione, com’è noto, sabato 6 ottobre alle ore 21 (replica domenica 7 alle ore 17) è il nuovo, emozionante spettacolo della Compagnia della Fortezza, Beatitudo, firmato da Armando Punzo.
Ancora una volta, dunque, il Teatro Verdi dà l’avvio alla tournée della Compagnia della Fortezza fuori dal carcere, quest’anno in concomitanza con una importante ricorrenza, quella del trentennale della compagnia, una ricorrenza per la quale la Compagnia della Fortezza ha elaborato un progetto triennale articolato su svariati linguaggi dell’arte. Un viaggio di cui Pisa e il Verdi rappresentano una tappa molto importante per il loro legame storico con la compagnia. Una serie di azioni precedono così la messa in scena dello spettacolo, tese a disseminare, nei più svariati ambiti e contesti, quanto è stato creato in questi 30 anni: fra queste, una mostra fotografica nel Foyer del teatro che, attraverso le foto di Stefano Vaja, ripercorrerà, negli anni, gli spettacoli visionari, gli allestimenti spiazzanti, i costumi sorprendenti e i momenti unici dei trent’anni della compagnia.

Il traguardo dei trent’anni – annota la Compagnia – è quello di un percorso di crescita e affermazione che ai più sembrava un’utopia, un’utopia oggi felicemente realizzata. E, allo stesso tempo, rappresenta uno spartiacque, occasione di celebrazione e riflessione per una esperienza che ha fatto tanto, ma che ha ancora tanto da dire. La necessità di sublimare la storia della Compagnia della Fortezza in uno spettacolo-manifesto è pari all’urgenza di andare oltre quanto è già stato seminato, conosciuto, assodato, creato, statuito, per innescare nuove detonazioni nei percorsi di ricerca, sempre meno limitati al teatro, alla letteratura e alla poesia e che, cullando una tendenza che negli ultimi anni si è fatta sempre più forte nella quotidianità della Fortezza, abbraccino la filosofia, la filologia, l’estetica, la sociologia, l’antropologia, l’architettura. E da questi cercare di non essere mai determinati: il dogma è conoscere per contrastare e corrodere dell’interno, così andando oltre il limite del nostro universo e mondo umano, alla ricerca di un perché originale e primordiale, lontano dalle verità del relativismo e delle sensazioni personali: è questo il sentire che permea “Beatitudo”, il nuovo spettacolo verso cui sono tesi tutti gli sforzi di Armando Punzo e della Compagnia della Fortezza in questi mesi.
Beatitudo è la seconda tappa di un lungo e complesso lavoro biennale ispirato a tutta l’opera di Borges e si pone come il frutto di una ricerca intorno al rapporto tra realtà e pratica artistica. Una ricerca che, con tratti più o meno espliciti, sottende il lavoro di Armando Punzo e della Compagnia della Fortezza fin dalla sua origine. Nei testi di Borges si trovano le parole di chi ha provato a dare spazio al sogno, alla ricerca, all’impulso di andare oltre l’umano, per come lo conosciamo. Dentro l’uomo provare a coltivare uno spazio che possa permettergli di superarsi. Nella biblioteca infinita che è l’universo, lo sforzo e l’opera di Borges, si incontrano personaggi che ci spingono alla ricerca di un luogo lieve, impalpabile, ineffabile, un luogo reale e interiore allo stesso tempo, dove provare a coltivare quella parte di noi alla quale nel nostro quotidiano non accordiamo l’opportunità di esistere. Un posto dove cercare “beatitudo”.

Presentato in anteprima nazionale a Volterra lo scorso luglio, Beatitudo dopo Pisa sarà in altre importanti città italiane, tra cui Milano, Bologna e Cagliari.