Grazie al lavoro della Società della Salute, dei gruppi multidisciplinari e all’integrazione con i gestori dei centri e dei progetti socializzanti, dal 1° giugno in Alta val di Cecina e in Valdera i centri diurni hanno potuto riaprire e tornare lentamente alla normalità. I ragazzi sono accolti a giorni alterni e le attività vengono garantite attraverso un’organizzazione in piccoli gruppi e, in caso di utenti con elevata complessità assistenziale, è stata adottata una modalità di interazione ospite-operatore in rapporto uno a uno.
In vista della ripartenza, a garanzia della salute dei ragazzi e degli operatori, sono stati effettuati test sierologici agli utenti e tamponi naso faringei a tutti gli operatori, mentre in parallelo è stata avviata la necessaria rivalutazione dei singoli progetti individualizzati e dei bisogni di salute espressi dalle famiglie e dai ragazzi. Inoltre, per far fronte agli interventi domiciliari e alle attività da remoto, sono stati rimodulati i diversi percorsi tenendo conto di eventuali servizi complementari da avviare.
Purtroppo, a causa del Coronavirus, i centri diurni, i progetti attivi in Alta Val di Cecina-Valdera, le strutture sociosanitarie e socioeducative e di socializzazione a ciclo semiresidenziale per persone con disabilità psicofisica o plurima, hanno subito una chiusura improvvisa, trovandosi di conseguenza ad affrontare forzatamente l’isolamento sociale che ha aggravato i problemi di tante famiglie con figli disabili. L’emergenza sanitaria è stata anche sociale, pertanto si è reso indispensabile dover avviare azioni di supporto e sostegno di tipo socioeducativo valutando, situazione per situazione, i possibili interventi da realizzare. Una modalità unica e indispensabile si è rivelata essere quella da remoto tradotta nel contatto telefonico, nella videochiamata e negli spazi virtuali. Inoltre sono state attivate anche le forme di video e smart welfare orientate a criteri di flessibilità, creatività e innovazione. Questo tipo di lavoro ha fatto emergere una grande capacità di resistenza e resilienza da parte delle famiglie dei ragazzi disabili che si sono riscoperte veri e propri elementi di forza.
Grazie a tutto il percorso costruito e apprezzato durante la cosiddetta “fase 1”, l’aspetto innovativo della riapertura, elemento “sfidante”, è rappresentato dal riuscire a far svolgere le attività mantenendo il distanziamento sociale, a persone con grave disabilità, per le quali il contatto fisico è importante non solo dal punto di vista cognitivo ma soprattutto emotivo.