Il passaggio dall’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili a
fonti di energia rinnovabili, meno inquinanti e più efficienti, è una
necessità dettata dalla forte accelerazione del cambiamento climatico
in atto.

I disastrosi effetti dell’aumento dei gas serra sono ben evidenti a
tutti e riscontrabili a tutte le latitudini del nostro pianeta:
scioglimento dei ghiacciai, aumento del livello del mare,
deforestazioni, siccità, uragani, inondazioni e tante altre calamità
che non possiamo più nemmeno chiamarle naturali perché sono la
conseguenza dell’opera costante e distruttiva dell’uomo.

Anche le cause del cambiamento climatico sono ben note: eccessivo e
incontrollato sfruttamento delle risorse con conseguente inquinamento
ed aumento dei gas serra determinato da un sistema produttivo e di
trasporti che fa poco uso di energie rinnovabili, immettendo
nell’atmosfera eccessive quantità di gas nocivi all’ecosistema del
pianeta.

Conosciamo anche i possibili tentativi di rimedio ai danni provocati
dall’uomo, anche se siamo consapevoli del ritardo con cui stiamo
affrontando il problema e dello scarso rispetto avuto in passato nei
riguardi del pianeta che ci ospita.

I nostri dubbi e le nostre incertezze emergono però davanti alle domande:

Riusciremo a salvare il Pianeta in tempo?
Riuscirà il genere umano a condividere un piano per salvare la terra
e, soprattutto, a rispettarlo mettendo da parte ideologie, egoismi
e interessi economici che delimitano i confini e dividono da sempre?

Auspicando che non ci sarà un abbandono pagano del problema sullo
stile del “carpe diem” o del “Doman non v’è certezza” della canzone
di Bacco, dovremmo concentrarci sul rapido abbandono delle fonti di
energia “non rinnovabili” e fare una dura lotta agli sprechi.

Non basta raggiungere il primo obiettivo di utilizzo delle fonti di
energia rinnovabili, se poi non si attua in parallelo anche una dura
lotta agli sprechi.

Certo la decarbonizzazione ci porterà a ridurre la produzione dei gas
serra, ma non possiamo proseguire con gli attuali sprechi di energia.

La transizione energetica e la riduzione degli sprechi si realizza
anche grazie alla trasformazione digitale: tutta la filiera energetica
che va dalla gestione degli impianti di generazione elettrica ai
nuovi servizi per le imprese e per i consumatori, ha bisogno della
digitalizzazione dei processi.

Nella transizione energetica sono impattati tutti i processi del
sistema elettrico la cui digitalizzazione ha un ruolo fondamentale
non solo nell’utilizzo di energie rinnovabili, ma anche nella lotta
agli sprechi: dalle reti intelligenti, alla manutenzione predittiva
e al machine learning.

Lo spreco dell’acqua, ad esempio, è uno dei maggiori costi per
l’ambiente: ci sono milioni di persone che “annegano nell’acqua”,
tanta ne consumano e in molti altri Paesi del mondo (se ne contano
circa 30), il 65% della popolazione non ha ancora a disposizione il
fabbisogno idrico giornaliero. Si calcola che ben 1,2 miliardi di
persone non hanno acqua potabile a sufficienza mentre nel nostro
Paese a causa di infrastrutture vecchie del sistema idrico, si
verificano ingenti perdite stimate tra il 35% al 40% .

La distribuzione dell’acqua ha dunque un costo energetico alto e
la riduzione degli sprechi la si può realizzare con un piano di
adeguamento delle infrastrutture idriche e con un attento sistema di
monitoraggio delle perdite.

Sono già stati sviluppati sistemi di monitoraggio e piccoli
dispositivi / robot (Pipeguard) che immessi nella rete idrica sono in
grado di rilevare le variazioni di pressione causate da una perdita
nelle tubature: ora occorrerebbe un piano generale di adeguamento
dell’infrastrutture idirche.

Più in generale la digitalizzazione dell’energia è presente sin dalla
fase di avvio del processo di produzione negli impianti di
generazione. Tutti i parchi eolici e fotovoltaici e le centrali
idroelettriche sono gestiti in modo automatizzato o si apprestano ad
esserlo.

I sensori consentono di raccogliere in tempo reale le informazioni
che arrivano da una diga , una turbina o da una conduttura per poi
inviarli al sistema centrale che grazie a innovativi Sw li processa
sia per rilevare comportamenti anomali sia per intercettare
potenziali rischi con lo scopo di mantenere sempre in efficienza gli
impianti.

L’approccio “data driven”, l’uso di algoritmi di “machine
learning”, la possibilità di centralizzare le informazioni basandosi
su “big Data” provenienti dai differenti impianti di uno stesso
produttore, consentono ai SW di effettuare un continuo miglioramento
e di essere sempre più precisi anche in termini predittivi.

La transizione energetica non può pertanto prescindere dal digitale:
è grazie all’intelligenza artificiale che si possono intercettare e
risolvere in tempo reale le anomalie e le inefficienze del sistema.
Oggi si utilizza il termine IIOT (Industriali internet of Things)
per riferirsi al sistema di droni e di Robot con cui è possibile
effettuare ispezioni negli impianti, riducendo di molto i tempi di
intervento e i rischi.

La Commissione UE sta lavorando a un piano d’azione sulla
digitalizzazione del sistema energetico e, a tal fine, ha avviato
una consultazione pubblica per raccogliere informazioni da tutte le
parti interessate compresi i singoli individui. Anche La
trasformazione del nostro Paese passa attraverso queste due
transizioni fortemente interdipendenti: transizione digitale e
transizione energetica.

È abbastanza evidente che occorrono riforme profonde e coraggiose in
tutti i settori: dalla pubblica amministrazione al sistema
imprenditoriale pubblico e privato. Dobbiamo realizzare una nuova
“rivoluzione” industriale e sociale, ma questa volta al centro delle
nostre attenzioni dobbiamo mettere il nostro territorio e le future
generazioni e non noi con i nostri egoismi. Occorre accettare, prima
ancora di realizzarlo, un profondo cambio di paradigma culturale che
ci porti al profondo cambiamento da realizzare.