“Le celebrazioni non mi sono mai piaciute, le ho sempre trovate vuote. Oggi siamo qui per ricordare ma ciò che conta non è oggi, ma quello che possiamo fare negli altri 364 giorni dell’anno. Se non ci siamo dati da fare per realizzare il nostro sogno, stiamo solo partecipando ad una celebrazione, ma se ci ritroviamo per raccontarci che cosa abbiamo fatto in tutti gli altri giorni dell’anno, allora non ci ferma nessuno. La mafia è un fatto umano e, come tale, sarà sconfitta e avrà una fine. E per farlo serve impegnarsi, mettere amore in quello che si fa e il resto viene da solo”.

 Claudio Fiore, figlio di Rita Borsellino e nipote del giudice Paolo, al termine del suo intervento per la Giornata della legalità, ha voluto mandare questo messaggio alle classi che erano presenti questa mattina all’Auditorium di Piazza Bonaparte a San Miniato, per i 30 anni dalla strage di Capaci. Dopo tre decenni da quel 23 maggio del 1992, giorno in cui morirono, per mano della mafia, il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito SchifaniRocco Dicillo e Antonio Montinaro, il Comune di San Miniato, in collaborazione con il Teatrino dei Fondi e Crédit Agricole, con il patrocinio della Regione Toscana, ha voluto organizzare l’iniziativa “Dobbiamo esserne Capaci”, una mattinata di incontro e confronto con alcune classi degli Istituti Comprensivi “Sacchetti” e “Buonarroti” di San Miniato, dell’IT “Cattaneo” di San Miniato e del Liceo “Marconi” di La Scala, all’Auditorium di Piazza Bonaparte, in quella che oggi è diventata la Giornata della legalità.

I temi della legalità e della lotta alle mafie sono stati al centro della mattinata alla quale sono intervenuti Antonio Mariotti, magistrato della Procura di Lucca che ha spiegato il ruolo della magistratura oggi e l’eredità che hanno lasciato Falcone e Borsellino, Maria Taddei, politica ed ex senatrice che ha raccontato i giorni dell’elezione del presidente della Repubblica del maggio 1992, che avvenne proprio a cavallo della strage, facendo tramontare l’ipotesi di eleggere Giulio Andreotti e portando all’elezione di Oscar Luigi Scalfaro, Don Armando Zappolini dell’associazione Libera, da sempre impegnato nella lotta alle mafie, e Claudio Fiore, nipote del Giudice Paolo Borsellino, coordinati dal giornalista della Rai Andrea Marotta. Ad alternare e scandire gli interventi sono state le letture sceniche di Claudio Benvenuti che ha interpretato testi ed interventi originali di Falcone e Borsellino.


“Con questa giornata vogliamo mandare un messaggio ai giovani, a quella generazione che 30 anni fa non c’era e non ha vissuto direttamente tutto questo, perché la mafia si combatte con la cultura, educando alla legalità, soprattutto i giovani che rappresentano il futuro della nostra società – ha commentato l’assessore Loredano Arzilli, promotore dell’iniziativa –. Ed educare alla legalità significa elaborare e diffondere un’autentica cultura dei valori civili, ricordando sempre coloro che, per difendere questi valori, sono morti per mano della mafia che purtroppo ancora oggi c’è ed uccide”.”La strage di Capaci per la mia generazione è stata segnante, uno di quegli eventi che non puoi dimenticare – ha dichiarato il sindaco Simone Giglioli –. E’ stato uno degli avvenimenti più tragici della nostra Repubblica, insieme all’uccisione di Aldo Moro, e uno stimolo all’impegno civile. Tanti di quei ragazzi di allora decisero di iscriversi a giurisprudenza, proprio sull’esempio di Falcone e Borsellino, che divennero ben presto due simboli della lotta alla mafia. E da allora è iniziato un movimento civile di lotta alla mafia, qualcosa da fare con gli strumenti della legge ma anche con la resistenza civile, con la scuola e con le associazioni. Questa è stata determinante per sconfiggere l’ala stragista della mafia che oggi ancora agisce, sotto terra, senza compiere questi gesti eclatanti, creando altre alleanze e agendo in maniera subdola in tutta la nostra Penisola, per questo il nostro impegno e quello delle generazioni future deve restare massimo. Ascoltare dalla voce dei protagonisti i racconti e le testimonianze di un evento storico di tale importanza è un privilegio di cui, spero, possiate fare tesoro”.

“L’uccisione del giudice Falcone prima e del giudice Borsellino poi sono due testimonianze di come la mafia, in quegli anni, uccidesse chiunque gli si parasse davanti. Loro, come Rocco Chinnici, Pier Santi Mattarella e molti altri, non sono stati indifferenti, non si sono voltati dall’altra parte ma hanno combattuto. La legalità parte da qui, dalla non indifferenza. – ha dichiarato il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo -. Anche sul nostro territorio, purtroppo, ci sono comportamenti illegali che, prima di tutto, la politica e le istituzioni dovrebbero tenere lontani, che riguardano i tessuti produttivi, in special modo durante i momenti di crisi economica. Il compito nostro e vostro è quello di diventare anticorpi rispetto a questo, perché la mafia è il cancro più grande del nostro paese, anche se oggi agisce in maniera diversa rispetto a quegli anni. Falcone e Borsellino sono due servitori dello Stato che incarnano i valori della Costituzione. La nostra società non può vivere con la criminalità organizzata che la fa da padrone in molte zone del nostro Paese e questo impegno ce lo dobbiamo assumere tutti, ciascuno facendo la propria parte, per combattere la mafia e sconfiggerla”.