Il calcio, a Pisa, è un fenomeno sociale. Lo slogan “di padre in figlio” può essere modificato così: “di famiglia in famiglia”. Soltanto in quest’ottica può essere analizzata e spiegata la passione con cui la tifoseria pisana segue dal vivo le gesta dei propri beniamini nonostante dal 2009 (anno del secondo fallimento) la squadra abbia disputato un solo torneo di Serie B, a fronte di 6 di C e uno di Serie D.

Anni di partite con realtà minuscole del calcio italiano e delusioni cocenti non hanno disperso il patrimonio ereditato dall’epoca del presidente Anconetani. I dati dei primi tre mesi di questo campionato, però, evidenziano un calo – lento ma costante – del numero di spettatori che affollano l’Arena Garibaldi. Si è partiti con i 6.152 nella gara di esordio con il Cuneo per arrivare ai 5.447 registrati nella partita con la Pro Patria. In mezzo a queste gare c’è stata anche la notturna con l’Arzachena, che ha visto sui gradoni dell’Arena Garibaldi “soltanto” 4.828 spettatori. Otto partite nelle quali si ottiene una media di 5.539 spettatori: oltre mille unità in meno rispetto alla media calcolata per le partite disputate fino alla fine del mese di novembre nella passata stagione.

Se questo dato si rapporta alle ultime quattro stagioni vissute in Serie C (2017-2018, 2015-2016, 2014-2015 e 2013-2014), si nota che soltanto in quest’ultimo campionato la media è stata più bassa: attorno alle 4.800 unità. In tutti gli altri campionati la media degli spettatori è stata superiore, sfondando anche quota 6.000. Le possibili cause di questo calo? Sicuramente lo scarso appeal degli avversari incontrati finora all’Arena Garibaldi: fatta eccezione per l’Arezzo, le altre avversarie hanno presentato spunti tecnici o campanilistici di scarso rilievo. Anche i risultati, però, stanno indubbiamente frenando l’entusiasmo della piazza. I nerazzurri hanno vinto soltanto tre delle otto partite disputate fra le mura amiche (Cuneo, Pro Piacenza e Arzachena): una media di un successo quasi ogni tre match che non può sicuramente attirare grandi folle sugli spalti. Mettendo in relazione il rendimento casalingo della squadra con quello esterno si può capire anche che Moscardelli e compagni trovano sul prato dell’Arena Garibaldi delle difficoltà che invece riescono a superare con più facilità in trasferta: il Pisa in casa ha raccolto soltanto 13 punti, mentre in trasferta ne ha ottenuti 17.

La pressione del pubblico di casa e delle aspettative, la voglia di non deludere e l’atteggiamento tattico delle squadre ospiti, che a Pisa prediligono “parcheggiare” il classico pullman davanti alla propria porta: tre fattori che fino a oggi hanno contribuito allo scarso rendimento dei nerazzurri all’Arena Garibaldi. Dal 20 gennaio, data fissata per la ripresa delle ostilità, il Pisa dovrà necessariamente cambiare passo in casa se davvero vuole risalire la classifica e agguantare posizioni che sembrano alla portata.