Aveva destato scalpore nei giorni scorsi il “j’accuse” lanciato da un medico chirurgo dell’Azienda ospedaliera unversitaria pisana nei confronti dell’azienda stessa e della regione, incolpata di favorire alla luce del sole altre unità operative di altri ospedali invece di quella pisana. I toni della polemica sembrano essersi abbassati in seguito anche alla ritrattazione della posizione da parte sia della dirigenza dell’unità operativa di Chirurgia epatica e del trapianto di fegato (a firma del professor Paolo De Simone), sia del medico chirurgo che aveva scatenato la polemica, Daniele Pezzati.

Queste le due lettere recapitate alla direzione dell’Aoup.

Le assicuro che il Dottor Pezzati è un collaboratore dotato di grandi qualità umane e professionali e che, per il tramite del suo post, intendeva far esaltare lo spirito di sacrificio di tutti i colleghi della nostra Unità operativa e di quelle che collaborano quotidianamente con noi.

Il Dottore ha, tuttavia, utilizzato lo stesso strumento mediatico per veicolare sentimenti di insoddisfazione, dando purtroppo credito più a notizie infondate che alle comunicazioni ufficiali dell’Assessorato ricevute nel corso degli ultimi mesi. Di tale mancanza il Dottore rivolge a Lei e alla Regione Toscana le sue scuse. Ugualmente Pezzati si scusa del tono con cui si rivolge alla politica regionale, dimenticando che l’istituzione del programma di trapianto di fegato a Pisa e la sua espansione sono state fortemente volute e sempre sostenute dalla Regione stessa.

Rivolgo a Lei le mie scuse per le incomprensioni che si sono generate involontariamente.

Colgo l’occasione per condividere con Lei il risultato recentemente raggiunto dalla nostra Unità operativa e la costante crescita della nostra attività.

Tali traguardi sono stati resi possibili dal sostegno che l’Aoup e la Regione ci hanno sempre garantito. La mia personale richiesta è che possa continuare la sinergia con la Direzione aziendale e le istituzioni regionali. Intendo inoltre rassicurarla del fatto che la polemica politica non appartiene a me, all’Unità operativa da me diretta, ad alcuno dei miei collaboratori né all’Ateneo pisano di cui mi onoro di far parte.

 

Il giorno 31 Dicembre ho scritto, dopo essere tornato da un faticoso turno di lavoro, un  post esprimendo alcuni sentimenti che desideravo condividere con i miei amici più cari.
Ho purtroppo sottovalutato, anzi, non ho neppure pensato che così tante persone fossero interessate a ciò che avevo scritto.
La posso definire forse una ingenuità di un uomo che nella vita non si è mai curato di far sapere al mondo cosa facesse.
Sono un chirurgo e lo dico con estremo orgoglio. Faccio i trapianti che, per me, è il lavoro più bello del mondo perché è un modo di tramutare la morte di qualcuno nella vita di un altro.

[…] Sono un fiorentino ma figlio adottivo orgoglioso di Pisa, fiero dipendente di un’Azienda e membro di una Equipe che non ha eguali per competenze ed attaccamento al lavoro.
Sono anche un fiero Toscano e, come tale, attaccato alle sue radici che mi hanno richiamato dagli Stati Uniti per servire una Regione con una storia senza eguali.
Sono anche un uomo e come tale talvolta leggo giornali ed ascolto la TV. La notizia più volte riportata sui giornali di un possibile nuovo centro trapianti di fegato a Firenze ed un depotenziamento di quello di Pisa mi ha colpito e ferito.

[…] Mi dispiace che la Regione, alla quale va riconosciuto il merito di aver contribuito alla creazione del nostro Centro, si sia sentita chiamata in causa dalle mie dichiarazioni e per questo mi scuso.
Con ciò che ho scritto volevo piuttosto dare risalto al fatto che troppo spesso la gente comune come me sente una distanza incolmabile con la classe dirigente; forse una maggiore vicinanza permetterebbe benefici ed eviterebbe molte incomprensioni.
Mi farebbe piacere che qualcuno un giorno venisse con noi in una sala operatoria a vedere cosa facciamo, a capire le nostre debolezze, forze ed esigenze.
Vorrei che il supporto fosse un po’ oltre una dichiarazione su un giornale perché, per me, una stretta di mano di persona vale più di cento articoli.
Mi scuso di aver utilizzato una forma di comunicazione come i social che, anche se predominante, espone a pericoli di strumentalizzazione.