Di seguito l’intervista ad Alessia Biagini campionessa paralimpica presente al 4° meeting “Non perdo nemmeno se mi battono” se mi battono” :

non si è spenta l’eco del successo riscosso dal 4° Meeting della Fondazione Casa Cardinale Maffi ONLUS ‘Non perdo nemmeno se mi battono’, svoltosi venerdì 8 ottobre presso la palestra del ‘Club Scherma Pisa Antonio Di Ciolo’. I lavori del convegno sono stati simbolicamente aperti da una sfida schermistica tra il maestro Francesco Martinelli, commissario tecnico della nazionale di spada paralimpica, e la sua allieva Alessia Biagini, atleta paralimpica ventisettenne, dal prestigioso curriculum «Ho cominciato la scherma – sono le prime parole di Alessia Biagini, intervistata dalla Fondazione Maffi durante una breve interruzione dei suoi allenamenti tenutisi ovviamente presso il ‘Club Scherma Di Ciolo’ – circa dieci anni fa e pratico sia spada che fioretto. Ho conquistato, in tutto, nelle due specialità, sette titoli italiani».

Quale è il tuo giudizio sul Meeting di venerdì scorso?

«È stata una giornata interessante: il titolo, molto accattivante, dell’incontro riprendeva il titolo del libro del maestro Antonio Di Ciolo. Gli interventi che mi sono rimasti più impressi sono stati quelli degli sportivi, perché è l’ambito che mi riguarda più da vicino. Menziono il campione di ciclismo Franco Bitossi, ma dovrei menzionare tutti quanti. Più in generale, mi è piaciuto come gli organizzatori siano riusciti a spaziare in vari ambiti. “Non perdo nemmeno se mi battono” è un motto riportabile in tanti aspetti della vita quotidiana».

Da pochi mesi sei rappresentante degli atleti della Regione Toscana per il Cip, il Comitato Italiano Paralimpico. Quali i progetti e gli obiettivi che ti prefiggi con questo ruolo?

«Ho accettato questo mio primo incarico nella politica sportiva, per portare la mia esperienza e la passione per la scherma e metterle al servizio degli altri, di chi ancora non conosce la realtà dello sport paralimpico: l’attività paralimpica migliora la vita e, posso assicurarlo visto che ne sono testimone diretta, la cambia. Poi ho il compito di ‘ascoltare’ le esperienze di chi già pratica lo sport paralimpico e magari incontra qualche difficoltà legata al ‘suo’ impianto sportivo. Abbiamo la volontà di aiutare tutti gli atleti paralimpici. Come evidenziano figure note al grande pubblico, quali la mia compagna di squadra Bebe Vio e lo stesso Matteo Betti, altro atleta toscano della scherma, il messaggio che, come paralimpici, portiamo avanti è fondamentale: si possono fare le cose, con tanti sacrifici e magari con più difficoltà degli altri, ma senza limiti e con importanti ambizioni».

Nel settembre 2020 ti sei laureata in psicologia clinica. A livello professionale quali i tuoi prossimi obiettivi?

«Sostenere l’esame di stato e diventare psicologa: ho superato altre sfide più importanti nella mia vita e credo di poter superare anche questo step. Mi piacerebbe poi lavorare in ambito sportivo e nell’ambito della psicologia dello sviluppo, per aiutare i bambini. Tengo a sottolineare che un giovane che continua il suo percorso universitario può, in contemporanea, coltivare altre passioni, quali lo sport di alto livello. Basta effettuare determinati sacrifici: io, e non sono un’eccezione, mi sono laureata con il massimo dei voti e ho continuato a praticare scherma».

Invece a livello sportivo quale è il tuo prossimo impegno?   

«Tornerò in pedana per la Coppa del Mondo in programma qua a Pisa dal 18 al 20 novembre. Si tratta di una bella sfida, di un appuntamento atteso con grande impazienza, che per me giunge dopo un lungo e forzato stop agonistico di circa tre anni. Sono convinta di aver lavorato nel modo giusto per potermi togliere soddisfazioni in questo evento da disputare in casa».

A lunga scadenza, poi, l’obiettivo è partecipare alle paralimpiadi di Parigi 2024…

«Per motivi vari, non sono riuscita a far parte della spedizione azzurra né delle paralimpiadi di Rio del 2016 né a quelle recenti di Tokyo. Ora o la va o la spacca. Il sogno per cui lotto da tanti anni è quello di arrivare a disputare una olimpiade, e voglio centrare l’obiettivo di Parigi. Sono fortemente motivata…».

Per concludere: chi tra te e Martinelli ha vinto l’assalto andato in scena in apertura dei lavori del Meeting dell’8 ottobre?«Non si è trattato di un vero assalto, ma di una lezione, di una sorta di allenamento. Posso però assicurare che stavo andando discretamente: i miei miglioramenti sono costanti, frutto del lavoro serio e quotidiano».